Homepage di www.telegiornaliste.com
HOME SCHEDE+FOTO FORUM PREMIO TGISTE TUTTO TV DONNE INTERVISTE ARCHIVIO

Archivio Telegiornaliste anno XXII N. 17 (828) del 27 maggio 2026

indice della pagina: Tgiste | Tutto TV | Donne
TGISTE
Nunzia Marciano, un libro per le mamme
di Giuseppe Bosso

Incontriamo nuovamente con piacere Nunzia Marciano, di recente nuovamente in libreria con una nuova opera, edita da Homo Scrivens. 40 anni mamma. Guida insolita alla scoperta dell’amore, racconto anche autobiografico.

In cosa si differenzia la tua nuova opera da Single per legittima difesa?
«Sono due libri che nascono dalla stessa persona, ma da due fasi completamente diverse della vita. Single per legittima difesa è un libro che guarda verso l’esterno, verso le relazioni, ma con un bisogno forte di protezione. È un libro che mette distanza, che prova a capire come non farsi male, anche se alla fine è un inno all’amore, di cui però allora non sapevo davvero nulla. 40 anni mamma. Guida insolita alla scoperta dell’amore, invece, è un libro che accorcia le distanze. Che entra dentro. Che non prova a difendersi, ma a comprendere. Nel primo c’era una domanda implicita: come mi proteggo dagli altri? Nel secondo ce n’è un’altra: cosa succede quando smetto di proteggermi e mi metto davvero in gioco? È cambiato lo sguardo. È cambiata la disponibilità a restare anche nelle parti scomode. Se il primo libro era una forma di difesa, il secondo è un atto di esposizione. E anche, in un certo senso, di coraggio: un tempo il coraggio di stare da sole, oggi il coraggio di far parte dia famiglia, per sempre».

È la tua storia ma se vogliamo anche un ritratto attuale di molte tue coetanee che diventano madri adesso. Oltre che il tuo vissuto c'è anche un confronto che hai avuto con loro?
«All’inizio pensavo di scrivere un libro molto personale, quasi intimo, qualcosa che riguardasse solo me e il mio percorso. Poi, però, mi sono resa conto che ogni volta che iniziavo a raccontare qualcosa, qualcun’altra si riconosceva. Ed è stato lì che ho capito davvero cosa stesse succedendo. Non era solo la mia storia. Era una storia condivisa, anche quando non veniva detto apertamente. Il confronto con altre donne è arrivato in modo naturale: nelle conversazioni quotidiane, nei messaggi vocali, nei posso dirti una cosa senza essere giudicata?. Ho ascoltato tanto, più di quanto abbia parlato. E ho capito una cosa molto semplice ma potente: non ero l’unica a sentirmi così, ero solo una delle poche a dirlo ad alta voce. Diventare madre a 40 anni non è solo una scelta, è un nuovo punto di partenza carico di tutto quello che c’è stato prima. Non arrivi “vuota”, arrivi con una storia, con esperienze, con ferite, con una certa idea di te stessa già formata. E questo rende tutto più consapevole, ma anche più complesso».

La maternità cosa ha rappresentato per te, premettendo che dal mio punto di vista che magari non condividerai non deve essere lo scopo di vita per una donna?
«Per me la maternità non è stata uno scopo, ma una scelta. E, soprattutto, una trasformazione che non avevo previsto fino in fondo. Non mi ha completata, come spesso si dice. Mi ha messa in discussione. E questa, secondo me, è una differenza enorme. Mi ha tolto alcune certezze, mi ha costretta a rivedere equilibri che pensavo fossero ormai definiti, mi ha fatto entrare in contatto con parti di me che non conoscevo. È stata una rivoluzione silenziosa, fatta più di domande che di risposte. Non credo che la maternità debba essere lo scopo della vita di una donna. Credo che ogni donna debba avere la libertà di scegliere cosa dà senso alla propria esistenza. Per alcune sarà la maternità, per altre no. E nessuna delle due scelte dovrebbe essere messa in discussione. Quello che credo davvero è che le scelte vadano difese, soprattutto quando non coincidono con le aspettative degli altri. E io l’ho provato sulla mia pelle quando ero single e convinta che così sarei stata per tutta la vita: a me andava bene, al mondo che mi circondava no, salvo poi non perdonarmi il fatto che avessi scelto di essere altro, dopo essere stata fortunata ad incontrare un uomo grazie al quale per la prima volta in vita mia, ho amato. Amato davvero».

Qual è stato finora il riscontro che hai avuto dai lettori e dalle lettrici che hai incontrato?
«Il riscontro più significativo non è stato nei numeri, ma nel tipo di messaggi ricevuti. Molti iniziavano con una frase molto simile: non l’ho mai detto a nessuno, però…. Ecco, lì ho capito che il libro aveva aperto uno spazio. Non tanto di consenso, ma di sincerità. Le persone non cercano storie perfette, cercano storie vere. Vogliono riconoscersi, anche nelle parti più scomode, quelle che spesso non si raccontano perché non sono “belle” o “giuste”. Mi hanno scritto tante donne che si sono sentite finalmente legittimate a provare emozioni contrastanti, a non sentirsi sempre all’altezza, a non vivere la maternità come una favola continua. E mi hanno scritto anche uomini, cosa che non mi aspettavo così tanto, che cercavano di capire meglio, di avvicinarsi a un punto di vista diverso. Quando qualcuno si sente meno solo grazie a quello che hai scritto, vuol dire che hai fatto qualcosa che ha senso».

Facendo un passo indietro e tornando al tuo primo libro, guardando alla situazione attuale dove sembra che i rapporti di coppia facciano fatica anche solo a nascere diresti che Single per legittima difesa è un libro invecchiato bene o male?
«Credo che sia invecchiato in modo onesto. Rileggendolo oggi vedo chiaramente che era un libro scritto anche per proteggermi. Era una fase della mia vita in cui avevo bisogno di mettere dei confini, di difendermi da certe dinamiche, da certe delusioni. E quella difesa, in quel momento, era necessaria. Oggi probabilmente lo scriverei in modo diverso, con meno rigidità e più disponibilità a stare dentro le contraddizioni. Ma non lo rinnego, perché racconta una verità precisa di quel momento. Il punto è che la difesa è utile, a volte indispensabile. Ma se diventa una postura permanente, rischia di trasformarsi in isolamento. E forse questo è un tema ancora molto attuale, se non addirittura più attuale di prima».

E a tal riguardo fioccano in rete e sui social creatori di contenuti su come approcciarsi all'altro sesso, più o meno seguiti. Che idea ti sei fatta di questa categoria, anche dal tuo punto di vista di giornalista, considerando che in molti iniziano a considerarli vere e proprie fonti di informazioni?
«È un fenomeno che osservo con molta attenzione, anche per deformazione professionale. Da un lato capisco il bisogno: oggi le relazioni sono più complesse, meno codificate, e molte persone cercano punti di riferimento. Dall’altro lato, però, vedo un rischio nella semplificazione. Le relazioni non sono un insieme di regole da seguire. Non esiste una formula che garantisca un risultato. E quando si prova a ridurre tutto a “cosa fare” e “cosa non fare”, si perde la parte più importante, che è l’autenticità. Alcuni creator aprono riflessioni interessanti, altri invece trasformano la complessità in schemi, e questo può creare più confusione che chiarezza. Credo che il punto sia non delegare completamente a qualcuno esterno la propria esperienza emotiva. Perché nel momento in cui per stare in relazione devi smettere di essere te stesso, non stai costruendo qualcosa, stai rinunciando a qualcosa».

Il pensiero del domani per le tue figlie, considerando i tempi che viviamo, ti preoccupa?
«Sì, mi preoccupa, come scrivo anche nel libro ma non in modo paralizzante. Mi preoccupa la velocità del mondo in cui cresceranno, la pressione a essere sempre qualcosa, sempre visibili, sempre all’altezza. Mi preoccupa la distanza sempre più sottile tra quello che si è e quello che si mostra. Ma allo stesso tempo vedo anche delle possibilità che la mia generazione non ha avuto: più libertà di scelta, più strumenti, più apertura mentale. Quello che vorrei davvero non è proteggerle da tutto, perché non è possibile. Vorrei dare loro gli strumenti per stare dentro il mondo senza perdersi. Vorrei che imparassero a riconoscere la propria voce, anche quando fuori c’è rumore. Che capissero che non devono essere perfette, ma presenti. Che non devono aderire a un modello, ma costruire il loro. Ecco, come scrivo nel libro, da giornalista ho visto e raccontato tante storie in più di 20 anni e la cronaca oggi ci riporta casi agghiaccianti: ecco, questo mi spaventa. Alla fine, credo però che essere genitori significhi proprio questo: non indicare una strada precisa, ma aiutare qualcuno a non smarrirsi mentre cerca la sua, e soprattutto, da madre, credo che ognuna di noi debba “far pace con la propria imperfezione per insegnare ai figli a far pace con la loro”: anche questo lo scrivo nel libro!».
indice della pagina: Tgiste | Tutto TV | Donne
TUTTO TV
Purché finisca bene torna su Raiuno
di Silvestra Sorbera

Due commedie sentimentali, accomunate da temi come l’amore, la famiglia, le seconde possibilità e la capacità di riscatto personale. Il 24 e il 31 maggio in prima serata su Rai 1 arrivano Cercasi tata disperatamente di Laura Chiossone e Meglio tardi che mai di Giuseppe Curti, due nuovi titoli della collana Purché Finisca Bene.

In Cercasi tata disperatamente, in onda domenica 24 maggio, Elena Radonicich e Giorgio Pasotti, danno vita alla storia di Marta Sironi, una trentacinquenne con un sogno ostinato: diventare una comica. Dopo aver fallito all’ennesimo concorso di stand-up, si ritrova senza lavoro e senza casa. Sarà la sua migliore amica Fabiana a ospitarla, ma a condizione che dia una svolta alla sua vita in soli tre giorni. Marta, però, non solo viene ripescata al concorso, ma trova anche un tetto, trasformandosi in “Frau Klara”, una tata tedesca severa e altamente qualificata.

Lorenzo Nuti, un bel vedovo quarantacinquenne, ha infatti bisogno di un’educatrice inflessibile per domare i suoi due figli difficili, Chiara (Giulietta Rebeggiani) e Luigi (Leo Besozzi).

Quando i ragazzi scoprono la verità cominciano a ricattarla per ottenere maggiore libertà in casa.

In Meglio tardi che mai, invece Lorenzo Richelmy e Mariana Lancellotti daranno volto a Marco e Arianna, un attore in crisi e una detenuta che in gioventù erano stati una coppia e che per una serie di circostanze si ritroveranno. Si riaccenderà quella fiamma?
indice della pagina: Tgiste | Tutto TV | Donne
DONNE
Claudia Cocuzza, la mia forestiera
di Tiziana Cazziero

Incontriamo Claudia Myriam Cocuzza per parlare del suo romanzo La forestiera (Il Giallo Mondadori).

Salve Claudia, ben arrivata. La forestiera, come nasce questo romanzo?
«Grazie per l’ospitalità, Tiziana. Un saluto a lei e a chi ci legge. La forestiera nasce esattamente dal titolo, ovvero dalla sua protagonista, lady Florence Trevelyan, un personaggio storico realmente vissuto e con una biografia così ricca e affascinante che sembra romanzata così com’è. Io ho voluto restituirla alla Storia, accentuando gli aspetti reali del suo vissuto che fanno al caso mio, che cioè risultano funzionali al giallo: fu un’esperta naturalista e botanica, quindi non ho fatto altro che trasformarla in una botanica forense ante litteram, in un’epoca in cui questa non era riconosciuta come disciplina e quindi non veniva applicata alla risoluzione di vicende giudiziarie».

Il titolo lo ha scelto all’inizio o in corso d’opera?
«Il titolo è nato insieme al romanzo, con una sfumatura un po’ diversa; il mio titolo originario era ‘A francisa, e c’è un motivo storico. Siamo nel 1884 a Taormina, che non era ancora la meta del turismo internazionale famosa oggi in tutto il mondo; si stava affacciando da pochi anni a un turismo ricco e elitario, ma gli stranieri che si vedevano in giro erano davvero pochi così, per gli abitanti di quello che era ancora un borgo di pescatori, chiunque venisse da Oltralpe era francese, senza badare troppo alla geografia, e Florence non faceva eccezione; anzi, ancora oggi è ricordata come ‘A francisa. Ho poi tradotto titolo – ed epiteto – in italiano, ma volendo dare un’accezione diversa: non era solo una straniera, ma una forestiera, ovvero una donna che viene da fuori, da un mondo “altro”, una specie di animale esotico che desta curiosità e sospetto, e che ha dovuto imparare il luogo e le persone per farsi accettare e amare, come poi è accaduto».

Che cosa ha ispirato la storia?
«L’ispirazione è nata dalla storia del personaggio: una donna caduta in disgrazia presso la corte di Sua Maestà la Regina Vittoria a causa della sua relazione adulterina con Edoardo del Galles, futuro re Edoardo VII, e che sceglie Taormina come meta del proprio esilio. Sceglie la Sicilia, che è terra di emigrazione, non viceversa, e la ama così tanto da decidere di stabilircisi per sempre, tanto che la sua salma è tuttora custodita qui, curandola e trasformandola tanto da contribuire a renderla la Perla dello Jonico della cui bellezza noi tutti oggi godiamo. Lady Trevelyan fu la regina della Belle Époque taorminese; ospitò nella sua casa personaggi del calibro di Wilde, D’Annunzio, il Kaiser Guglielmo, i Florio, facendo sì che Taormina fosse riconosciuta come parte dei circuiti turistici dell’epoca; acquistò l’Isola Bella quando era ancora lo Scoglio di Sant’Andrea, e lo rese una riserva naturale che oggi è inserita nella tentative list UNESCO. La sua storia, in definitiva, ha ispirato la mia».

Come nasce la passione per il giallo?
«Nasce dalla mia curiosità, da cui dipendono i miei gusti di lettrice. Mi piace osservare, capire, scoprire cosa c’è dietro quello che si vede; mi piace giocare con gli indizi, sia quando scrivo che quando leggo, chiedermi quali sono le pulsioni segrete che spingono le persone a comportarsi in un certo modo. Per tutte queste ragioni sono una grande lettrice di gialli e scriverli è stata la naturale deriva».

Come concilia la passione per la scrittura, il lavoro e il ruolo di caporedattrice della rivista Writers Magazine Italia?
«Non le concilio, nel senso che non esiste un equilibrio perfetto; una giornata tipo che è armonica e alla fine della quale posso dire di aver fatto tutto quello che avrei dovuto fare e di averlo fatto bene. Mi arrangio, semplicemente. Certi giorni sono sommersa dal lavoro e non riesco a scrivere nemmeno una parola, altri sono meno faticosi e allora mi dedico alla rivista, a quello che sto scrivendo in quel momento, alla lettura. Fare tutto e farlo bene non è possibile. E in tutto ciò c’è anche la famiglia – grazie a Dio, aggiungerei – e anche quella richiede cura e attenzioni».

La rivista a quale pubblico è rivolta?
«La Writers Magazine Italia è la rivista per scrittori più longeva del panorama nazionale. Non esiste nulla di simile. È rivolta agli scrittori, agli aspiranti tali e ai lettori curiosi, cioè a tutte quelle persone che vogliono sapere cosa c’è dietro a un libro. Affrontiamo tutti gli argomenti di interesse per gli scrittori, dalle tecniche di scrittura agli aspetti più pratici che chi si affaccia per la prima volta sul mondo dell’editoria deve conoscere (come proporsi a un editore, qual è il ruolo delle agenzie letterarie, perché partecipare ai concorsi e come riconoscere quelli seri ecc.); pubblichiamo narrativa di alto livello, dando spazio a voci nuove anche grazie al nostro premio che vanta un albo d’oro di tutto rispetto. Tra l’altro, ogni numero della rivista viene inviato alle principali case editrici italiane, che tramite noi fanno scouting, quindi essere presenti sulla WMI fa curriculum e può essere un importante trampolino di lancio. Io per prima sono cresciuta come autrice grazie alla Writers Magazine Italia».

Tra le tante attività letterarie si occupa anche del Termini Book Festival: può parlarci di questo evento?
«Il Termini Book Festival, giunto alla settima edizione, è un festival letterario che è cresciuto moltissimo negli anni. Non è solo una vetrina autoriale, ma un contenitore attraverso il quale il suo ideatore e direttore artistico, lo scrittore Giorgio Lupo, e con lui tutto lo staff, cerca di diffondere la cultura del libro e del bello, declinato non solo come letteratura. L’anno scorso, per esempio, abbiamo ospitato una mostra pittorica permanente e ogni sera abbiamo avuto un cammeo teatrale, curato dall’attore Mimmo Minà. Oltre questo, il TBF entra nel sociale, nella convinzione che alienarsi da ciò che ci circonda, seppur per il tempo limitato del festival, non sia coerente con una visione sana e oggettiva del mondo, per cui durante ognuno dei tre giorni abbiamo almeno un momento di riflessione e dibattito a cui intervengono personalità in grado di affrontare il tema scelto. Il festival si tiene a Termini Imerese (PA), quest’anno dal 4 al 6 settembre. Siete tutti i benvenuti».

Quali sono i prossimi progetti letterari?
«È appena uscita, 28 aprile 2026, un’antologia mostruosa – nel vero senso della parola –, la 666 racconti del terrore, che ho curato insieme a Marika Campeti, co-caporedattrice della WMI, e a Paolo Di Orazio, uno dei Maestri – e non dico “Il Maestro” per modestia – dell’horror italiano, colui da cui nasce lo splatter punk in Italia. In occasione della prima presentazione della 666, Marika e io abbiamo annunciato che cureremo una serie di antologie, tematiche ma non di genere, che avranno il marchio Writers Magazine Italia. Dovremmo partire con le selezioni per il primo volume entro il 2026. Adesso però sono assorbita da un progetto a cui tengo tantissimo e che sto realizzando con Giorgio Lupo. Si tratta di una saga ambientata tra gli inizi del XIX e la prima metà del XX secolo; il progetto esiste già, compresa la suddivisione in romanzi, e siamo a buon punto della stesura del primo. Scrivere a quattro mani è divertentissimo e la storia mi piace da morire, quindi spero davvero possa arrivare presto tra le mani dei lettori».

Grazie per il suo tempo, siamo al termine di questa chiacchierata, se vuole aggiungere qualcosa non detto, questo spazio è suo.
«Una cosa, sì. Grazie a chi, come lei, dà spazio a voci nuove come la mia, permettendoci di farci conoscere, e grazie ai lettori che ci danno fiducia leggendo le nostre storie. Grazie a voi cresciamo, ci miglioriamo e continuiamo a scrivere, a inventare, a sognare».
indice della pagina: Tgiste | Tutto TV | Donne



HOME SCHEDE+FOTO FORUM PREMIO TGISTE TUTTO TV DONNE INTERVISTE ARCHIVIO
Facebook  Twitter  Instagram

Telegiornaliste: settimanale di critica televisiva e informazione - registrazione Tribunale di Modena n. 1741 del 08/04/2005
Vietata la riproduzione, anche parziale, senza l'esplicito consenso del webmaster