Cinzia
Bevilacqua, arte nel mondo
di
Giuseppe Bosso
Nello splendido scenario di
Palazzo Cappuccini Art Relais, nel cuore di Napoli
(ringraziando per l'ospitalità la signora Caterina Tuccillo che
ci accoglie con un buon caffè) incontriamo l'artista
Cinzia Bevilacqua. Laurea in lingue e letteratura
straniere moderne a indirizzo orientale, insegnante di lingua e
civiltà francese, da sempre una passione per la pittura che
presto la vedrà protagonista di un importante evento a Bacoli in
uno scenario altrettanto suggestivo, che poi si rinnoverà in
altri luoghi.
Benvenuta su Telegiornaliste, Cinzia. Come ti sei avvicinata
al mondo dell'arte?
«Salve a te e voi lettori. Diciamo che sono nata con i pennelli
in mano. Fin da bambina ho cominciato a lavorare di matita,
chiaroscuro e bianco e nero. Da adolescente mi sono avvicinata
al colore e ho avuto il piacere di ricevere la prima recensione
dal maestro Michele Cascella, anche se non ci siamo mai
incontrati personalmente, recapitandogli qualche mio lavoro,
appena tredicenne. Mi rispose che avevo talento, ma andava
affinato avvicinandomi al mondo di tutti i giorni. Ero presa
dall'Oriente, e ho conseguito proprio la laurea in lingue in
questa direzione, in cinese, coreano e francese all'Orientale di
Napoli. Solo una quindicina di anni fa mi sono avvicinata al
colore e all'olio, le tecniche più difficili».
Come ti sei inserita in questo ambiente?
«Inserirsi è complicato, e devo ringraziare molto la mia
sfrontatezza, chiamiamola così. Anzitutto nel propormi per la
mia prima esposizione a Ventotene, conoscendo il sindaco che mi
ha messo a disposizione gli spazi anche in occasione di progetti
europei. Ancora più sfrontatamente mi sono proposta al sindaco
di Bacoli che mi ha aperto la Casina Vanvitelliana per una mia
personale nel 2020, i Fiori del Mare; è stato l’ inizio di una
serie di eventi a cui ho partecipato su invito dello stesso
Comune e non solo. In particolare nel 2021, la mia esposizione,
sempre alla casina vanvitelliana dedicata a Dante Alighieri, in
occasione della commemorazione dei 700 anni dalla morte del
Sommo, è stato un grande successo. E da lì ho continuato ancora
in altri luoghi».
Per sfatare o almeno ridimensionare un mito, per essere
artisti bisogna anche essere 'maledetti?
«Parlando di me, sì. In senso 'buono', però, non alla Baudelaire
(ride, ndr) di essere sempre in piena evoluzione, attiva,
perennemente mai contenta di quello che faccio. Gli artisti
magari hanno una maggiore sensibilità rispetto agli altri,
vedono cose che non tutti percepiscono e che esprimono
attraverso la musica o i colori, come faccio io, sempre alla
ricerca di idee nuove, sperimentando nuove tecniche…».
Prossimamente sarai protagonista di un importante evento
culturale, ce ne puoi parlare?
«Il titolo di questa personale è
L'incanto delle sirene
si svolgerà tra il 20 marzo e il 2 aprile a Bacoli alla Casina
Vanvitelliana di cui ti parlavo sopra e per me ha una valenza
particolare perché la dedico alla mia cara amica purtroppo
scomparsa da poco,
Emanuela Esposito Amato, che hai avuto modo di
intervistare per parlare dei suoi libri».
E che come mi disse nella nostra
ultima intervista ti aveva inserita nel suo ultimo racconto
Ho chiuso con te, in cui sei al tempo stesso anima di
un'esposizione sulle sirene che coinvolge il protagonista
Alessandro e sei anche ispirazione per Lola, stilista napoletana
a Parigi. Qual è il tuo ricordo di Emanuela?
«Abbiamo studiato insieme all’università, preparato un esame su
Le grand écart di Jean Cocteau, condiviso l'amore per la
Francia, per l’ arte… ha lasciato tanto, non solo gli scritti,
conservo ancora i suoi vocali che non smetto di ascoltare, la
sento ancora vicina».
Cosa ti ispira per le tue creazioni?
«Il territorio. Mi sono rivolta anzitutto al nostro territorio
martoriato, un “gigante addormentato” che è sempre fonte di
ispirazione per tanti, forse in modo un po' klimtiano
utilizzando colori molto forti, sfumature intense. La mia
passione ultimamente sono le sirene, anzitutto Partenope, un
mito conosciuto in tutto il mondo, che è uno dei simboli di
Napoli, nel pianto e nella gioia».
A proposito del maestro Cascella che mi hai citato prima; di
te ha detto “fin troppo brava, ma la bravura è nemica dell'arte,
ma necessaria per saper disegnare come ben dimostri”. Cosa pensi
intendesse? Non è una definizione contraddittoria, nel senso che
avere talento non sarebbe una cosa positiva?
«No, non credo sia poi così contraddittoria. Probabilmente si
riferiva al mondo della critica che spesso non riconosce il
talento degli artisti se non post mortem o addirittura non lo
riconosce proprio. Per carità, non ho certo la presunzione di
ritenermi una Klimt o una Picasso, sono un'autodidatta che non
ha frequentato l'accademia e si è formata da sola, ma di sicuro
non mi riconosco in quelle cosiddette 'forme di arte' che non
sono che provocazioni finalizzate solo a suscitare sconcerto».
Fin dall'inizio del tuo percorso artistico ti sei
caratterizzata per un disegno dal tratto deciso in bianco e
nero, contrapposizione tra Yin e Yang. Ma questa prospettiva
come riesce poi a cogliere quelle sfumature che tra le due
visioni inevitabilmente vanno a formarsi?
«La base per ogni tecnica pittorica è il bianco e nero, il
chiaro scuro che si ritrova in tante tecniche, come ho
sperimentato io, anche con il caffè e con il vino. La mescolanza
di tecniche particolari è alla base di tutte le espressioni.
Passare all'olio non è stato facile, ci vuole moltissimo studio
e dedizione».
Hai molto viaggiato, in Europa e in Oriente. In questi
momenti quali sono state le esperienze che più hanno influito
nella tua crescita artistica e quali le persone che ti hanno
lasciato i segni più nitidi?
«L'Oriente da sempre suscita fascino in me. Mi hanno dato tanto
luoghi come la Thailandia o Singapore, la Cina, paesi dai colori
indimenticabili, dal fascino irresistibile. La Francia resta
sempre un riferimento, anche per scelta personale. Ma l'Oriente
mi dà la possibilità di spaziare anche con la mente molto di più
che nel nostro territorio e mi ha fatto riflettere sulle molte
analogie con la nostra cultura, non tanto dissimile. In Egitto,
ad esempio, mi sono sentita a casa, i suoi profumi, i suoi
colori, come il blu egizio che adoro, le sfumature, e le persone
di un grande calore. Ultimamente però, sono spesso in Norvegia ,
dove vive mio figlio, e non posso negare che i paesaggi e la
cultura nordica, oltre alle persone di quel Paese sono a dir
poco seducenti ed emozionanti... sono molto empatica, non ho
difficoltà a discutere con le persone prescindendo dalla loro
nazionalità».
Sei anche insegnante di lingua e civiltà francese. Cosa ti ha
avvicinato a questa cultura così lontana e così vicina al tempo
stesso con quella italiana e napoletana?
«Non sento così lontana la cultura francese. Spesso mi sento
paradossalmente più vicina a loro per attaccamento al
territorio, e ultimamente ho vissuto pienamente un'esperienza
Erasmus con i miei studenti. Luoghi come Bordeaux, tra vigneti
ed Oceano, mi hanno lasciato tanto anche dal punto di vista
enogastronomico(ride, ndr). Mi sento una vera cittadina del
mondo».
Cinzia, ti senti più orientata a godere l'oggi o pensare al
domani?
«Vivo molto l'oggi; il domani ultimamente lo vivo con
incertezza, con buoni propositi ma con gli ultimi accadimenti
internazionali, anche se 'lontani' creano questa inquietudine».
Per concludere, se chiudendo gli occhi da una stanza buia
verso la luce ti chiedessi cosa vedi, per una tua opera?
«Stelle marine sulle nuvole».