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Donne Nel mondo, nella storia
Donne. Nel mondo, nella storiaMarinella Sorrentino, imperfetta umanità
di Giuseppe Bosso

Incontriamo nuovamente Marinella Sorrentino, che con il suo terzo libro, La nostra imperfetta umanità edito da Guida, ci racconta un'altra storia femminile di impegno e di riscatto.

Bentrovata Marinella, siamo al suo terzo romanzo, con una protagonista, Alice, che vive ai giorni nostri ma con un filo comune con le sue predecessore Anna e Clementina: l'essere donne in lotta con i loro tempi. Concorda?
«Sì, volevo proprio sviluppare questa linea per evidenziare come ancora oggi le donne debbano lottare per i loro diritti e per trovare posto nella società, nonostante gli importanti traguardi raggiunti dalle nostre nonne».

In cosa ha cercato di diversificare quest'opera, oltre al contesto storico?
«Alice compie un viaggio universale tra il mondo esterno e lo spazio interiore che si trasforma. Alice lascia Napoli dopo un trauma che la porta a questo allontanamento come passo necessario per cambiare vita. Eppure anche a Londra il passato la perseguita. La storia è un continuo andare avanti e indietro tra luoghi e tempo (tra gli anni 2000 e gli anni ‘80, tra Napoli e Londra). Alice vorrebbe dimenticare eppure le sue radici e i suoi valori restano saldi in lei, a dimostrazione del fatto che allontanarsi non implica necessariamente rompere totalmente con il proprio passato».

Dal punto di vista narrativo, senza spoiler, possiamo dire che ha scelto di dare voce anche a varie figure che interagiscono con la nostra Alice. Qual è, dal suo punto di vista di scrittrice, lo scopo di questo tipo di narrazione?
«I miei sono sempre romanzi corali, attraverso la protagonista io racconto le storie di tanti uomini e donne. In particolare in questo romanzo volevo raccontare le imperfezioni: i personaggi sia maschili che femminili sono tutti imperfetti e incarnano carnefici, vittime e ignavi. Il titolo del libro lo evidenzia, ho cercato di raccontare le fragilità umane, le nostre imperfette umanità che in alcuni casi ci rendono profondamente umani e in altri purtroppo disumani. Alice incontra tante figure "tossiche" che la feriscono, ma che non riescono però a cambiare la sua natura “umana”. Mi preme trasmettere anche in questo libro un messaggio di speranza, si può sempre trovare la cura alle proprie ferite e salvarsi, ma mai da soli».

Mi aveva anticipato l'uscita della storia di Alice sottolineando come storie di questo tipo siano necessarie per comprendere che tante tutele sono arrivate solo di recente e che vanno ancora metabolizzate anche dalle donne oltre che dagli uomini. Alla luce dei tanti, purtroppo sempre più frequenti casi di violenza di genere si sente più ottimista o rassegnata?
«Sono sempre ottimista. Passi avanti ne abbiamo fatti, le precedenti storie da me ambientate agli inizi del Novecento lo dimostrano. Oggi abbiamo le leggi a tutelare i diritti delle donne, eppure non bastano ancora a garantire pari opportunità e a salvarci dalla violenza degli uomini. Ancora manca un vero cambiamento culturale. Occorre educare i giovani al rispetto e non solo a chiacchiere e nelle scuole, io credo che noi adulti dobbiamo comprendere che i nostri figli ci guardano e che dobbiamo essere di esempio per loro in famiglia, ma anche nella società, attraverso i mezzi di informazione: la stampa, la televisione, la pubblicità, devono cambiare il modo di narrare gli avvenimenti e le donne».

Non trova che spesso da parte della politica l'argomento della questione femminile (pensando ai non sempre lineari discorsi sul 'patriarcato') venga trattato più come strumento di propaganda che come reale questione da affrontare con serietà?
«Purtroppo sì e questo non aiuta a fare passi avanti. Non possiamo dimenticare poi che i diritti non sono per sempre e che siamo chiamati tutti a difenderli. Il femminicidio di Lorena Isceri come per Giulia Cecchettin ha scosso molto l’opinione pubblica e tutte le forze politiche hanno preso posizione promettendo di essere pronte a contrastare insieme il fenomeno. Io auspico che, passata l’indignazione del momento, non restino ancora e solo parole al vento. Noi abbiamo bisogno che tematiche etiche e legate ai diritti civili non siano legate a una sola bandiera politica, tutte le istituzioni devono impegnarsi per garantire e attuare la parità di genere e per sradicare il fenomeno annoso della violenza contro le donne».

Giunta al terzo libro si sente spronata a proseguire o magari accantonare, non definitivamente, la scrittura?
«Ad abbandonare la scrittura non ci penso proprio. Il mio percorso di scrittrice è arrivato per caso con la maturità, spinta dal desiderio di scrivere la storia di mia nonna. Oggi è diventato il mio piccolo impegno civile a favore delle donne e non solo. Il mio carattere empatico mi rende sensibile a ogni avvenimento che mi circonda, scrivere mi aiuta. In ogni libro io parlo sempre di solidarietà, di cura, di rispetto. Sono già all'opera per il mio quarto libro. Un romanzo che, come gli altri, spero non racconti solo una storia ma che lasci al lettore delle domande da porsi anche dopo aver chiuso l’ultima pagina».

Viviamo in un'epoca dove le relazioni affettive sembrano particolarmente problematiche e vediamo oggi soprattutto un diffuso fenomeno rappresentato da creatori di contenuti che spaziano dal promuovere più o meno improbabili 'corsi'. La sua Alice in qualche modo rappresenta una 'mosca bianca'?
«Nonostante tutte le brutture del mondo io credo nel bene, che fa meno notizia, ma che esiste o altrimenti l’umanità si sarebbe già estinta. Alice è un personaggio inventato, che rappresenta la mia visione utopistica della vita, eppure è credibile perché incarna anche tutte le contraddizioni, le fragilità e le paure che albergano in ognuno di noi, subisce e soffre senza però lasciarsi contaminare e restando ancorata ai suoi valori. Alla fine arriva il riscatto, trova la sua strada e la indica al lettore, che sarà libero di interpretarla e applicarla alla sua vita».

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