Anna
Bonomolo, io e la musica
di
Giuseppe Bosso
Incontriamo
Anna Bonomolo, voce black tra le più apprezzate non
solo nel panorama siciliano, che ci racconta aneddoti del suo
percorso e propositi futuri.
Lei e la musica. Com'è iniziata questa storia d'amore, se
possiamo così definirla?
«Casualmente. Tutto avrei pensato nella vita piuttosto che
creare questo vero e proprio rapporto intimo, inziato verso la
fine del mio percorso universitario grazie a un collega che
frequentava il mondo delle band e dei dj palermitani che mi
aveva notato nei nostri pomeriggi di svago in cui cantavo in
maniera veramente amatoriale e goliardica e mi portò a una di
queste prove, senza alcuna velleità di esibizionismo, all'ombra
del Malaluna, storico club che all'epoca dava spazio a queste
band e al tempo stesso era un importante luogo di aggregazione
sociale, in un momento come quello di fine anni'80 inizio '90
dove non c'era quel fermento che aveva caratterizzato la
generazione precedente ma si erano trovate nuove forme di
espressione a cominicare dalla musica. Nemmeno avrei potuto
immaginare che io, che non conosco davvero nemmeno una nota
musicale, sarei stata contattata perfino dalla Rai, tra gli
altri. Mi definisco essenzialmente una cantante che canta ‘di
pancia', per così dire, che col tempo ha acquisito tecnica ed
esperienza».
C'è stato un momento o un'esperienza che ritiene abbiano
segnato più di ogni altro il suo percorso artistico?
«Quella che ho vissuto con una band che oggi non esiste più, i
Rivisitors ,un gruppo mito sul finire degli anni '80, una specie
di Elio e le Storie Tese, che abbiamo anche conosciuto quando
vennero ad esibirsi al Malaluna e con i quali abbiamo avuto
degli scambi durante le prove; un'esperienza che ha dato tanto
umanamente ma anche musicalmente; e poi il mio gruppo di gospel,
i Palermo Spiritual Ensemble, che ho fondato successivamente,
che ha avuto varie formazioni ma ha potuto sempre contare su una
formazione che è diventata negli anni famiglia. Da lì ci sono
stati ingaggi con il Teatro Massimo per delle tournee di jazz
con Enzo Randisi e con Duke Ellington Singers. Trovarmi a
gestire le audizioni è stata un'altra cosa che mai avrei pensato
di fare, ma che ho portato avanti senza perdere di vista il mio
progetto iniziale che mi ha portato a diventare ricercatore
tecnico del CNR; da laureata in statistica mi ritengo una
persona essenzialmente schematica, inquadrata e in qualche modo
questo mi ha aiutato a portare avanti entrambe le cose».
Di recente in occasione del
Castelbuono Jazz Festival ha reso omaggio, con il suo gruppo
ed il direttore musicale Salvo Correri, ad un concerto omaggio
ad Ornella Vannoni. È una figura che in qualche modo ha
influenzato anche lei?
«Salvo tra l'altro è stato proprio il suo chitarrista. Per
risponderle, pensavo di no. La mia è una vocalità black e avevo
avuto esperienze legate a quel particolare ambito, con i
Chieftains e con Sarah Jane Morris per cui ho fatto da corista,
insomma un percorso di tipo anglo-americano; ma a casa ho sempre
avuto dischi della Vanoni oltre che di Pino Daniele e di
Bennato, e inconsciamente quella musica l’avevo assimilata. Non
posso dire che mi abbia influenzata ma ho studiato circa sei
mesi per questo spettacolo, analizzando le sue interpretazioni,
con l'obiettivo di non fare il solito tributo che finisse per
'scimmiottare' quell'artista come succede molto spesso, e quindi
posso dire di aver reso omaggio ad Ornella con una mia
interpretazione ed arrangiamenti originali».
Si è alternata tra esperienze di gruppo ad attività da
solista. Cambiano le sue prospettive?
«Mi trovo bene sempre. Mi ritengo una donna di squadra, mi piace
il gruppo e ho raccolto davvero belle soddisfazioni con il
gospel di cui le parlavo, abbiamo lavorato chiamati da Vincenzo
Mollica, con la Rai, progetti prodotti da Bibi Ballandi fino a
quando, purtroppo, non è venuto a mancare. Avevamo altre cose in
cantiere, evidentemente il destino ha voluto così... ma avendo
anzitutto questo lavoro di ricercatore posso vivere senza ansia
l'attività musicale, potendo scegliere in libertà ».
Le nuove generazioni si approcciano alla musica con un grande
uso di tecnologie, e non posso non affrontare anche con lei il
delicato tema dell'intelligenza artificiale. Banale dirlo ma
forse il punto debole è proprio il fatto che la musica è tra i
settori dove nemmeno la tecnologia più sofisticata potrà mai
soppiantare la creatività e l'ingegno umani?
«No, al contrario. E glielo dico anzitutto da ricercatore del
Cnr. L'intelligenza artificiale è sicuramente un supporto che
dovrebbe essere utilizzato davvero in modo 'intelligente';
proprio come esito dell'opera umana dovrebbe fungere da
repository da cui attingere, la memoria dell'uomo in cui però
applicare ingegno. Ci sono anche bellissime canzoni che sono
state create con l'intelligenza artificiale, ma tutto sta a chi
ha dato i comandi per definire quel pezzo, quello stile, che
necessariamente richiede a monte una cultura. Non potrò mai
chiedere di realizzare un pezzo alla Miles Davis se di base non
ho idea di chi sia e di quale sia stata la sua opera. È una
buona base di partenza ma non dovrà superare questa funzione di
supporto. Le note sono sette, le combinazioni possono anche
coincidere ed allora è lì che l’uomo interviene per dare il suo
tocco personale evitando plagi, o ripetizioni».
I suoi prossimi impegni artistici?
«Ho lavorato molto in estate, ci stiamo organizzando per un tour
nei teatri per proseguire questo progetto legato a Ornella
Vanoni “una ragione di più” perché è nei teatri che dovrà essere
goduto, questo progetto necessita di un ambiente più raccolto e
di quell'accoglienza propria della sala. E poi sono impegnata
sempre con il gruppo di gospel che a Natale come sempre avrà
vari appuntamenti in calendarizzazione. Spero anche di
continuare la mia collaborazione con la Fondazione Orchestra
Jazz Siciliana The Brass Group».