Letizia
Vicidomini, vi presento Maria Cristina
di
Giuseppe Bosso
Possiamo ormai definirla una delle amiche storiche della nostra
testata da ormai oltre quindici anni. Ed è sempre un piacere
incontrarla quando promuove le sue pubblicazioni, apprezzate in
tutta Italia e non solo. Stavolta, però,
Letizia Vicidomini mette (per ora) da parte il suo
celeberrimo commissario Andrea Martino, che aveva caratterizzato
le sue ultime storie, per presentare ai suoi lettori un nuovo
personaggio, Maria Cristina, di professione psicologa. Niente
delitti su cui indagare o misteri da risolvere, ma storie non
meno capaci di portare lettori e lettrici a immedesimarsi per la
straordinaria carica di umanità che l'autrice riesce a imprimere
come sempre. Da settembre è in libreria
La terapia dei sentimenti, edito da iDobloni.
Bentrovata, Letizia, sulle nostre pagine e in libreria.
Stavolta non con una nuova avventura del commissario Andrea
Martino ma con una diversa protagonista. Come nasce questo
libro?
«Il seme di questa storia ha radici lontane, circa dieci anni
fa, quando ero già lanciata nel mio universo noir, ma pensavo a
una digressione, di stile e linguaggio. Il plot era chiaro e
nitido, ma non ho avuto il tempo di sviluppare la narrazione
fino a quando non ho avuto una richiesta specifica da Mariana
Marenghi de
Idobloni. Si è fidata di mezza paginetta, una
sinossi essenziale carica di entusiasmo, e pare sia andata bene,
il romanzo piace molto».
C'è comunque un filo comune con le tue precedenti opere o per
il tuo percorso letterario è un nuovo inizio?
«Si tratta decisamente di un nuovo inizio, ma permane la mia
voglia – e necessità – di esplorare l’animo umano. Nelle
indagini di Andrea Martino aiuta l’ex commissario a comprendere
le ragioni del male, mentre Maria Cristina lo fa per lavoro, ma
anche spinta da una forte motivazione umana».
Qual è il messaggio che hai cercato di trasmettere con La
terapia dei sentimenti?
«Mi piacerebbe spingesse le persone a guardare dentro di sé,
riconsiderando le relazioni alla luce della fragilità di ognuno,
che va riconosciuta e accudita».
Viviamo in un'epoca dove le relazioni affettive sono
ostacolate da infiniti problemi, mancanza di comunicazioni,
limitata attenzione... per tutto questo basta una terapia?
«Naturalmente andare da un terapeuta non risolve definitivamente
le proprie difficoltà, i problemi, le ansie, ma può essere un
buon inizio. In realtà la mia protagonista, come tutti i bravi
professionisti, non offre soluzioni preconfezionate, ma mette
uno specchio davanti al paziente e lo obbliga a guardarsi, e
fare pace con il sé più profondo».
Tu e la psicologia: un rapporto che si è sviluppato oltre il
libro?
«Il mio personaggio è vivo e vero, mi segue nel quotidiano e mi
aiuta a trovare risposte o a farmi domande. Accade con tutte le
storie che scrivo, ma stavolta credo di aver trovato un’amica».
Non solo libri, come sempre, sei impegnata nuovamente anche
come attrice teatrale per la prossima stagione?
«Sono impegnata in uno spettacolo delizioso,
Femminile
plurale, scritto e interpretato da me e Giovanna Tortora, in
scena al Teatro La Locandina di Pagani, che rende omaggio alle
donne del teatro e del cinema, da sempre raccontate dai grandi
drammaturghi e registi. La regia è una nuova, esaltante
avventura e, come ben sai, non mi tiro mai indietro davanti alle
sfide».