Ricordi
di Lorenza Licenziati
di
Giuseppe Bosso
Non è facile scrivere
articoli così. Non lo è mai stato in
questi anni quando sono
venute a mancare persone che la nostra
testata aveva intervistato e con le quali si erano creati rapporti di vera e
propria
amicizia.
E a maggior ragione oggi per chi scrive non è facile parlare di
Lorenza Licenziati,
volto amato e apprezzato non solo dal
pubblico delle emittenti
napoletane.
Non vi parleremo, infatti, delle sue amate
trasmissioni, condotte con
professionalità e garbo anche negli
ultimi,
difficili,
tempi; degli
eventi culturali e artistici che negli anni aveva
guidato in maniera altrettanto impeccabile. Delle
interviste, degli
incontri con
personaggi e protagonisti dei più diversi settori che
sempre a lei si erano aperti con la massima
disponibilità.
No. Chi scrive vuole ricordare anzitutto quel
primo incontro,
in una fresca mattina d'autunno a
Piazza dei Martiri, nel cuore di
Napoli, in un bar. L'emozione e il piacere di poter
interloquire con
un volto fino a quel momento conosciuto soltanto da spettatore, e che invece
Lorenza volle subito trattare da
amico imponendo un
reciproco 'tu'
all'iniziale "buongiorno, la ringrazio di essere venuta...".
Parlammo della sua
carriera; dei suoi
inizi; del
suo
presente allora come negli ultimi tempi rappresentato da
trasmissioni di approfondimento e di informazione anzitutto culturale;
delle sue
prospettive sulla televisione sempre più digitale che a
poco a poco si stava diffondendo. E con altrettanta simpatia ci eravamo
salutati nella convinzione che avremmo avuto modo di rivederci.
E così fu, circa dieci anni dopo;
stavolta, sfortunatamente, solo tramite Skype, a causa delle
restrizioni causate dalla
pandemia, argomento affrontato in quella
seconda
conversazione (preferiamo così definirla più che intervista,
perché con Lorenza davvero non era possibile restare vincolati a rigidi
schemi), oltre alle sue nuove
sfide professionali e alle sue
considerazioni sul
tempo passato e sul
tempo che sarebbe
venuto, così definito.
«
Non rimpiango niente, rifarei esattamente le stesse cose. Gli errori mi
hanno fatto crescere, bisogna sempre guardare avanti, mai indietro. Sto
bene, ho sempre lavorato con onestà, nel mio passato c’è stata la
nascita dei miei figli che sono sempre il mio punto di riferimento. Per
quello che è stato il mio percorso professionale davvero non ho alcun
rimpianto. Sicuramente è cambiato il mio approccio al futuro, se prima
programmavo le cose adesso ragiono in ottica di giorno per giorno, in ogni
ambito vivendo serenamente il presente».