Monica
Lubinu, voce alla danza
di
Giuseppe Bosso
Abbiamo nuovamente il piacere di incontrare la giornalista
Monica Lubinu per parlare del suo primo libro di recente
pubblicazione,
La voix de la danse, di Gremese Editore.
Bentrovata Monica. Com'è nata l'idea di questo tuo libro?
«Nasco come danzatrice, come sapete, e mi sono resa conto che ad oggi non
esisteva un libro del genere. E così nasce questo libro, ho tradotto la voce
della danza che è quello che faccio da anni. Esistono libri di storia,
biografia, libri di metodologia... ma non c'è qualcosa che racchiude tutti
questi punti, una vera e propria agenda che accompagni i giovani nel loro
percorso formativo, che non è così semplice; parliamo di una disciplina,
un'arte che richiede moltissimo sacrificio emotivo e fisico. I ragazzi hanno
bisogno di essere spronati ogni giorno, e
La voix de la danse cerca
di farlo, con le sue rubriche di aspetti storici su tutto ciò che riguarda la
danza e il balletto».
A chi in particolare è rivolto?
«Come ti dicevo anzitutto ai ragazzi che studiano danza, ma anche ai
semplici appassionati, agli insegnanti, a chi è già professionista e anche
ai genitori per aiutarli a comprendere come nasce la passione dei loro
figli».
Finora quali sono i riscontri che hai avuto, anche incontrando
direttamente le persone che lo hanno letto?
«Ottimi. Tengo a sottolineare che il libro è stato pubblicato da una casa
editrice, Gremese, che è leader anche in Francia delle pubblicazioni
tematiche. Tutti coloro che hanno letto il libro mi hanno dato feedback
positivi. Spero che possa aprire la strada anche per pubblicazioni più
approfondite in futuro, non intendo fermarmi».
Quanto c'è di tuo e quanto delle persone con cui hai interagito in questi
tuoi anni di esperienza del mondo della danza?
«Un po' di tutto, soprattutto del mio. Ho voluto condensare tutto il mio
sapere, quello che ho studiato. Non ho potuto purtroppo aggiungere racconti
di esperienze di tanti danzatori che ho avuto modo di conoscere, per ragioni
di spazio. Ho potuto comunque riservare spazi anche a temi delicati come la
depressione, i disturbi del comportamento alimentare, il bullismo e il
cyberbullismo, situazioni purtroppo diffuse tra i giovanissimi e anche mondo
della danza».
Sono previste delle presentazioni o incontri in cui avrai occasione di
incontrare i tuoi lettori?
«Al momento non posso spoilerare, ma sicuramente ci sono eventi in cantiere.
Per ora vi invito ad acquistare il libro, ordinarlo su
Amazon o in libreria».
Quale può essere il ruolo della danza in questa epoca dove la tecnologia
e l'intelligenza artificiale stanno pericolosamente prendendo il sopravvento
sulla creatività dell'essere umano, che proprio nella danza trova una delle
sue massime forme di espressione?
«La danza non può essere associata all'intelligenza artificiale; è arte,
autenticità, qualcosa di vero e reale. Un vero danzatore non si distingue
dalla perfezione tecnica ma dalle sue emozioni e da quello che riesce a
trasmettere al pubblico, ed è quello che conta».