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Titti ImprotaTitti Improta, tra Napoli e Canale 21
di Giuseppe Bosso

Incontriamo con piacere ancora una volta Titti Improta all'inizio della nuova stagione di Campania Sport, contenitore sportivo della domenica.

Bentrovata Titti, siamo alla nostra terza chiacchierata. Sono passati quasi vent'anni da quando incontrai una giovane intraprendente giornalista che aveva da poco sostituito Alessandra Barone, oggi volto di punta del Tg1, come volto femminile dello storico programma Campania Sport. Ormai sei vera e propria padrona di casa moderatrice del dibattito in studio. All'inizio di questa nuova stagione quali sono le tue sensazioni?
«Nonostante qualche passo falso ho visto un buon Napoli, anche a San Siro contro l'Inter malgrado la sconfitta, e mi aspetto possa far bene anche in Champions League, nonostante le sconfitte con Arsenal e Villareal nelle prime due partite, con lo stimolo della competizione europea. Anche se in questi anni è stato confermato un assioma del calcio italiano secondo cui chi subisce più gol non riesce a completare il suo percorso, e avendo subito molto nelle prime tre partite non è un buon segnale... ma pur mantenendo i piedi per terra confermo la mia griglia personale di inizio stagione che vede gli azzurri arrivare tra le prime quattro».

Non è certo un anno qualsiasi, a ridosso di due ricorrenze come il centenario del Napoli calcio e i 50 anni della vostra emittente: come hai vissuto e stai vivendo queste due ricorrenze?
«Con gioia entrambe. Il centenario del Napoli ci ha visti coinvolti in diretta sul lungomare di Napoli con la festa dei tifosi, purtroppo con il contrattempo dovuto alla scossa di terremoto che ci ha costretti a interrompere per concentrare l'attenzione sulle conseguenze della scossa, che si sono fatte sentire anche all'interno dei nostri studi di Via Antiniana, tanto che per la prima volta c'è stato un crollo dei calcinacci. Tengo comunque a sottolineare come i tifosi avessero organizzato tutto in maniera impeccabile. Sarei voluta scappare, non lo nascondo, ma il coraggio che ci ha trasmesso il nostro editore Paolo Torino ci ha dato la forza per raccontare la cronaca della scossa, cercando di offrire un servizio pubblico a chi ci segue da cinquant'anni. E anche per la nostra ricorrenza sento l'importanza di dover onorare questi anni di servizio, anzitutto per i nostri telespettatori e telespettatrici, con il nostro lavoro di tutti i giorni, dal VG21 del mattino fino alle edizioni della sera».

A settembre in occasione delle regate preliminari della Coppa America abbiamo avuto un antipasto di quello che vivremo con questo evento in programma a inizio 2027, di cui ti sei occupata per Canale 21. Com'è stato per te questo approccio e cosa ti aspetti?
«Ho praticato vela e pratico kitesurf oltre ad aver approcciato al mondo del wingfoil. La Coppa America è la più grande competizione velica al mondo e sono felice che la città di Napoli possa avere il palcoscenico che merita per mettere in mostra le sue bellezze naturali. È una città di mare che deve trovare tutte le strade per sfruttare questa risorsa e fare in modo che chi la abita e chi la visita possa usufruirne in totale libertà e con servizi idonei».

Ci eravamo incontrati la prima volta con un Napoli che si riaffacciava alla Serie A dopo una lunga e tormentata fase superata con la gestione di Aurelio De Laurentiis che alla fine, dopo una lunga attesa, ha riportato l'agognato tricolore all'ombra del Vesuvio per ben due volte. Quale tra i due scudetti senti di aver vissuto con maggiore partecipazione, anche nelle tue vesti di giornalista?
«Li ho vissuti entrambi con spirito diverso. La vittoria di Antonio Conte sicuramente possiamo descriverla come la più bella perché inaspettata, lo stravolgimento di una nuova era; ma ho amato Spalletti e il modo con cui ha saputo cementare la squadra. Metto entrambi sullo stesso podio senza preferirne uno dal punto di vista emotivo».

Il lunedì sei simbolicamente 'capotreno' della rassegna con cui all'interno di VG21 Sport fai il resoconto della giornata di campionato. Com'è nata questa idea che ha riscosso molto successo?
«Intuizione del nostro editore Torino. Quando abbiamo acquisito i diritti dalla Lega Calcio abbiamo deciso che era il caso di offrire nel miglior modo possibile un servizio che consentisse di abbracciare non solo la partita che ha impegnato il Napoli ma tutta la Serie A, come è interesse dei nostri spettatori».

Esagero se dico che oggi in qualche modo sei un modello per le giovani aspiranti giornaliste sportive, non solo napoletane?
«Ti ringrazio del complimento ma esageri; ci sono tante brave colleghe e bravi colleghi. Continuo a pensare che il nostro mestiere sia una missione vera e propria: informare e cercare obiettività. E a tal riguardo tengo a lanciare un appello ai giovani che si approcciano alla nostra professione: non pensate solo a voi stessi e all'apparenza, la priorità è rivolgersi a chi ci ascolta e ci segue, dando loro informazione in maniera obiettiva. Tutto il resto è comunicazione, non mi piace chi mischia questi due aspetti».

Ci siamo risentiti poi nel 2018 parlando tra le altre cose del tuo impegno al Consiglio dell'Ordine in particolare per le pari opportunità. È qualcosa che hai continuato nel tempo? E con quali esiti?
«L'ho rinnovato, a cominciare da quando nel 2017 ho fondato la Commissione per le Pari Opportunità presso l'Ordine della nostra regione; ho ricevuto delega e ho tenuto a fare in modo che la commissione fosse composta da colleghe presenti su tutto il territorio della Campania e che si occupassero di tutti i settori dell'informazione, proprio perché dobbiamo essere capillari. È con orgoglio che oggi dico che il nostro impegno ha finito per essere ascoltato anche dal Consiglio dell'Ordine a livello nazionale; abbiamo seguito tanti eventi, iniziative legate al mondo dei giovani e a come educarli a un corretto utilizzo dei social e al linguaggio da utilizzare».

Non sono mancati purtroppo momenti spiacevoli nel corso degli anni e mi riferisco a episodi in cui sei stata tuo malgrado offesa dall'allenatore Sarri e dallo stesso De Laurentiis. Dicesti che ti aveva ferito in particolare la mancata solidarietà dei nostri colleghi nei tuoi confronti: a distanza di ormai tre anni quali sono le tue impressioni di quel periodo?
«I colleghi poi mi hanno manifestato la loro solidarietà; a ferirmi erano state le risate degli altri colleghi in sala. Come ho voluto sempre precisare, Sarri si è scusato con me, è acqua passata, così come con il presidente dove più che altro mi ero sentita spiazzata da quella dichiarazione dopo la vittoria in Coppa Italia. Mi avevano piuttosto ferito le risate degli altri colleghi in sala; col senno di poi spero sia servito a capire come ci si comporta in un'occasione e in un contesto di quel livello. Parlare in modo corretto e comprendere il contesto in cui ci si trova».

Abbiamo assistito negli anni a una crescita sempre maggiore del calcio femminile: Campania Sport potrebbe dedicare maggiore spazio anche a questa realtà?
«Al momento non siamo attrezzati per seguirlo, a me piacerebbe, dando spazio a queste professioniste che lo meritano. È una questione di organizzazione interna, le logiche di mercato purtroppo portano ancora a finanziare e sostenere altre tipologie di sport... ma confido che gli sforzi che stanno compiendo le istituzioni calcistiche portino a un'inversione di tendenza che consenta di approfondire anche il calcio femminile, che è ricco di storie bellissime che meritano di essere raccontate. Purtroppo il calcio maschile sta diventando esclusivamente spettacolo, spero che l'imprenditoria italiana che ha scelto di assentarsi dal calcio maschile destini risorse a quello femminile».

Rileggendo la nostra prima intervista mi è balzata particolarmente all'occhio la domanda che ti feci, prendendo spunto dalla tua esperienza nel format Donnaventura, sul fatto che una donna amante dei viaggi e dell'avventura suscitasse più ammirazione o intimorisse. Mi rispondesti che a tuo giudizio l'apparente fascinazione celi paura; mi verrebbe da dire, pensando ai nostri tempi, che forse questa sensazione oggi riguardi proprio i rapporti tra uomo e donna in generale, e non mi riferisco ovviamente ai tanti terribili casi di cronaca a cui purtroppo ormai siamo abituati. È davvero così secondo te?
«Credo che i social siano la vera rovina di questa inclinazione dei rapporti. Se ci dedichiamo troppo tempo piuttosto che dialogare e condividere esperienze reali e concrete sarà sempre più difficile; i social ci portano anche ad emulare determinati comportamenti sbagliati; serve una riflessione soprattutto nell'interesse delle giovani generazioni che sono le prime a utilizzare questi device. Se non interveniamo adesso poi dopo diventa sempre più complicato, sia nell'ambito di rapporti tra lo stesso genere che tra generi diversi, con una errata considerazione dei sentimenti che non avranno l'attenzione che meritano».

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