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Carla LombardiCarla Lombardi, come il primo giorno
di Giuseppe Bosso

Incontriamo Carla Lombardi, inviata della trasmissione di Rai 1 Vita in diretta.

Benvenuta su Telegiornaliste, Carla. Possiamo definirti una delle inviate storiche delle trasmissioni Rai. Quali sono le gioie e i dolori di questo essere in continuo movimento su e giù per l'Italia?
«Innanzi tutto grazie a voi per l'intervista: ormai sono più di 25 anni che per la Rai giro l'Italia da nord a sud, raccontando storie ed eventi. Non è sicuramente facile vivere con la valigia sempre pronta non sapendo mai dove si andrà il giorno dopo; è complicato organizzarsi e coltivare relazioni ed amicizie, ma la passione per questo lavoro ti fa superare ogni difficoltà».

Sarà forse banale o non facile rispondere, ma te lo chiedo: quali sono le storie e le persone che più ti sono rimaste nel cuore tra quelle che hai raccontato?
«Sono tante le persone che in questi anni mi sono rimaste nel cuore: spesso sono i famigliari di una vittima di omicidio. Stare accanto a loro in momenti così terribili ti fa sentire quasi parte della famiglia e questo mi spinge ad andare avanti fino alla conclusione del caso e al raggiungimento della verità. Posso ricordare il fratello la mamma e i figli di Maria Chindamo; la sorella e i parenti di Benno Neumair; la mamma di Carlo La Duca e molti altri».

Rispetto ai tuoi inizi è cambiato qualcosa nel tuo modo di approcciarti alle persone e alle notizie?
«No, assolutamente. Oggi mi approccio alle persone e alle notizie come il primo giorno. Non sono cambiata, così come sono nella vita lo sono nel lavoro e credo che questo le persone lo percepiscano».

Ti sta stretta questa posizione di inviata sempre avanti e indietro, parlando di quelle che erano le tue aspirazioni iniziali quando hai mosso i primi passi nel mondo del giornalismo?
«No, è quello che ho sempre voluto fare da quando ho iniziato questo lavoro. Come dicevo non è sicuramente una vita facile, ma è anche ricca di soddisfazioni e gratifiche; è bello conoscere tante persone e approcciarsi con storie sempre diverse, cercare di essere utile e di aiutare chi ne ha bisogno. Una grande soddisfazione per me ad esempio è stata aver potuto aiutare quaranta famiglie con bambini che vivevano in dei container da più di vent'anni all'interno di un campo a Foggia ad avere finalmente una casa».

Purtroppo non di rado ti capita di raccontare storie drammatiche, anche tragiche, di violenza soprattutto nei confronti dei soggetti più fragili, che si tratti di vittime di femminicidio o di storie non meno dolorose di maltrattamenti. La Carla giornalista e la Carla donna emotiva in queste circostanze come coesistono?
«È difficile rimanere distaccati quando ti trovi accanto a persone che soffrono per la perdita di un figlia , di una madre, di un compagno. Non basta dire è lavoro, in molti casi questo dolore ti coinvolge e ti trovi a piangere e soffrire insieme a loro».

E sempre a tal riguardo sei coinvolta anche tu come molte tue colleghe in eventi o iniziative a tema, campagne di sensibilizzazione?
Sì, certo; appena posso cerco di dare una mano in campagne di sensibilizzazione soprattutto a favore dei bambini e delle donne».

Diventare in qualche modo un volto familiare, riconoscibile ha cambiato qualcosa nella tua vita?
«No, per niente. Sicuramente se qualcuno mi riconosce e mi fa i complimenti sono molto contenta e quando succede per me è uno stimolo a continuare con la stessa passione il mio lavoro».

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