Giulia
Nannini, non mollare mai
di
Giuseppe Bosso
Ritroviamo con piacere
Giulia Nannini. Una ragazza che dopo la
primissima esperienza su Raiuno nella storica trasmissione
A Sua immagine di Raiuno si è divisa tra
radio e televisione. Ci racconta il suo percorso, non sempre
lineare, ma che ha proseguito senza sosta con resilienza e
costanza.
Bentrovata Giulia. Ci eravamo conociuti nell'autunno del
2013 quando avevi appena sostituito Francesca Fialdini come
volto del programma A Sua immagine. Ne è passata di
acqua sotto i ponti da allora, tra radio e televisione hai
spaziato davvero tra tante cose. Cosa ti ha spinto ad andare
avanti?
«Ero davvero giovanissima allora (ride, ndr); sono successe
cose belle e meno belle come capita a tutti; ho fatto
l'autrice per Amadeus per l'evento Suzuki all'Arena di
Verona, per l'Anteprima di
Viva Rai 2 di Fiorello; ho
condotto su Radio 2
Sogni di gloria sui giovani
talenti; ho affiancato Padre Enzo Fortunato nella
trasmissione
In cammino... ma ci sono stati periodi non
altrettanto favorevoli come l'anno scorso in cui ho lavorato
meno, momenti in cui bisogna saper resistere e non mollare.
Quest'anno fortunatamente le cose sono andate meglio, dal
lunedì al venerdì mi potete ascoltare nella trasmissione
Non solo parole con Noemi; il sabato
Serial con Alessandro Allegra; sono
autrice della trasmissione
Cinema e Luce condotta da
Elena Ballerini su Rai 2 e per il programma
condotto da Gianni Ippolti intitolato
Genitori, che fare?. E naturalmente
continuo a condurre
In cammino su Rai 3 con Padre
Enzo Fortunato… sarà un anno fantastico!».
E parlando della tua esperienza radiofonica notiamo,
anche dai tuoi reel su
Instagram come quotidianamente intrattieni gli
ascoltatori tra una canzone e l'altra con aneddoti e
curiosità. Viviamo in un'epoca dove mantenere la soglia
dell'attenzione sembra sempre più difficile, in che modo
cerchi di superare questo ostacolo?
«Cerco soprattutto di dare informazioni agli ascoltatori,
sperando che a fine trasmissione qualcosa gli resti. Tutti
conosciamo la canzone
Stand by me di Ben E. King, ma
non tutti sanno che è una canzone nata inizialmente come
brano di chiesa, per fare un esempio. In radio devi gestire
un mezzo che non dispone di trucco e di tutti quegli
accorgimenti che caratterizzano la trasmissione televisiva,
è una bella sfida conquistare e intrattenere il pubblico
solo con la voce. Ed è uno dei motivi per cui amo questo
media».
Ma che comunque ti permette di avere un filo diretto più
intenso con l'ascoltatore, anche tramite il gioco di squadra
con compagni di viaggio come Noemi.
«Sì, mi trovo benissimo con lei in queste prime puntate,
dove ci è sembrato di lavorare insieme da anni. Spero che
questo venga percepito dagli ascoltatori. Non sempre si
trova questa connessione, mi trovo benissimo anche con
Allegra e con Padre Fortunato; ma sono consapevole che ogni
persona ha il suo carattere, a volte trovarsi bene con
qualcuno con cui lavori è questione di affinità , di
chimica… e io sono stata parecchio fortunata, ho compagni di
viaggio fortissimi!».
Parliamo anche della tua esperienza itinerante nella
trasmissione In cammino. Quali sono state in questi
anni le tappe e gli incontri che ti sono rimasti
maggiormente impressi?
«Questa estate a Napoli sono stata al Santuario di Santa
Maria Francesca, gestito da suore, molto per caso in un
momento di difficoltà dopo uno strappo muscolare... ma
nonostante le stampelle e il dolore, io sono una
stakanovista, non sono mancata un giorno a lavoro. E per
caso mi sono ritrovata in quel sanrurari per In cammino con
padre Enzo, ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto
al momento giusto; quelle suore mi hanno davvero sollevato,
ne sono uscita emozionata e rigenerata, nonostante quel
dolore».
Vorrei parlare anche di un podcast che fino a un anno ti
ha vista protagonista
Fallimenti di successo: hai cercato in qualche
modo di esorcizzare questa parola che i nostri tempi
sfrenati vivono come una condanna irrimediabile?
«Il fallimento è il nostro più grande successo, non si
fallisce mai se ci si prova. È questa la mia mentalità,
sbagliare è la cosa più bella che ci può succedere; viviamo
momenti in cui ci sembra che tutto vada male, che fanno
schifo, ma paradossalmente ci accorgiamo superata quella
fase iniziale che c'era un motivo per cui quel periodo è
venuto, con tutte le tristezze che ci ha portato, ma che
ripensandoci ci fa dire :meglio sia successo. È stato
bellissimo raccontarlo in quel podcast dove ho incontrato le
sconfitte di tanti personaggi, sportivi e non solo.
purtroppo non riuscivo a coordinarlo con il lavoro in Rai,
non avevo abbastanza tempo per seguire entrambi. Queste
storie mi hanno fatto capire che non possiamo forzare le
cose, possiamo metterci tutto il nostro impegno per far
accadere le cose, ma a un certo punto dobbiamo fermarci,
l'accanimento non ci porta a nulla».
Rileggendo l'intervista di tredici anni fa col senno di
poi cosa direbbe la Giulia di oggi di quello che disse
allora?
«Tieni duro, non hai ancora visto nulla, è tosta ma non
mollare (ride, ndr)».