Giorgia
Piancatelli, isole e farfalle
di
Giuseppe Bosso
Incontriamo
Giorgia Piancatelli, giovane ma talentuosa
doppiatrice e non solo.
Benvenuta sulle nostre pagine, Giorgia. Anzitutto non
possiamo non iniziare da questa tua ultima esperienza di
doppiaggio, L'isola dei ricordi, appena uscito in
sala. Ti riconosci nel personaggio a cui hai dato voce, la
protagonista Jo da piccola?
«Grazie mille per l’opportunità! È sempre bello trovare
gente appassionata con cui condividere le proprie
esperienze! Sì, Jo è molto simile a me. Crede nelle sue
convinzioni, è maldestra, artista ed energica. Ho amato
doppiarla».
Ascoltandoti alla prima a cui hai assistito cosa hai
pensato?
«Quando mi sono ascoltata per la prima volta in questo
meraviglioso lavoro della Dreamworks ho provato un misto di
emozioni difficili da descrivere, ma tutte quante nello
spettro della felicità dell’essere parte di qualcosa di
bellissimo. Sono fan della
DreamWorks sin dalla tenera età, e sapere di aver
lavorato nel ruolo della piccola Jo riempie il mio cuore di
gratitudine».
Prossimamente dove potremo sentire la tua voce?
«Per adesso sto portando avanti diverse lavorazioni delle
quali non posso dire molto per segreto professionale, ma
spero vivamente di farvelo sapere il prima possibile».
Come ti sei avvicinata al doppiaggio? Ricordi la tua
prima esperienza?
«Mi sono avvicinata al doppiaggio quando avevo 14 anni in
piena quarantena. Vedendo dei video su YouTube si accese in
me la voglia di fare, tanto che coinvolsi mio fratello
Gabriele che allora aveva solo 10 anni.
Cominciammo a fare dei video per divertimento per poi
iniziare a studiare. Passarono i mesi e facendo dei provini
entrammo in questo mondo fantastico. La mia prima esperienza
fu con
Alessandro Quarta che saluto con tanto affetto.
Mio fratello aveva un turno con lui e mia mamma chiese se
fosse possibile sentirmi. Alessandro con la sua gentilezza
lo fece e mi diede subito una parte nella serie che stava
dirigendo, ovvero
The Big Leap, dove io prestai la
voce al personaggio Olivia Perkins».
Quanto è importante per te il confronto con i colleghi
più esperti?
«Il confronto con i colleghi più esperti è fondamentale.
Sono dell’idea che non si smetta mai di imparare, e
conoscere le tecniche e le esperienze di chi è venuto prima
di te è davvero importante. Ho avuto modo di stringere
amicizia con molti doppiatori eccezionali e non li
ringrazierò mai abbastanza per l’appoggio che mi danno».
Hai da poco pubblicato
La farfalla d'argento, Jacopo Lupi Editore. Come
nasce questa tua esperienza da scrittrice?
«La mia esperienza da scrittrice nacque nel 2020 durante la
quarantena. Per sfuggire alla tristezza di quel periodo
decisi di scrivere una storia fantasy, ispirandomi al mio
amato Abruzzo. Inizialmente è nato tutto come un gioco, ma
questa “farfalla” continuava a girare intorno a me,
pregandomi di continuare a raccontare la sua storia. Da lì
ebbi il desiderio di portare questa mia opera (della quale
sono uscite e usciranno diverse versioni) sul grande
schermo. Ovviamente, non essendo figlia d’arte o avendo
collegamenti, fu molto complicato farmi conoscere, ma nel
2024 durante la presentazione del mio libro conobbi Dan
“Blasterio” Salsano, un regista bravissimo con esperienze in
tutto il mondo come VFX supervisor. Lui ha lavorato con
Ridley Scott, Mel Gibson e tanti altri pilastri del settore.
Leggendo la mia storia mi disse di voler farne parte e
insieme abbiamo realizzato un trailer di concept che stiamo
presentando a diverse realtà e produzioni, con la speranza
di riportare il fantasy in Italia».
Nel libro c'è anche qualche riferimento alle tue
esperienze di doppiaggio?
«Nel libro non ci sono scritte direttamente le mie
esperienze essendo un fantasy, ma la protagonista Annie
rispecchia la me bambina chiusa nella sua camera con tanti
sogni da voler realizzare. Spero vivamente che la gente
possa rispecchiarsi nei personaggi e amarli come li amo io.
Buon viaggio nelle terre di Ilophia!».
Fai parte di un'ampia generazione di giovanissime voci
che si stanno a poco a poco affermando in un momento in cui
le incognite per l'uso dell'intelligenza artificiale sono
particolarmente sentite. Nel domani ti vedi comunque ancora
al leggio?
«L’intelligenza artificiale è un problema non indifferente,
ma sono dell’idea che l’arte umana persisterà sempre anche
nei momenti di difficoltà. Sono profondamente contro l’AI
generativa che ruba il lavoro di altri o genera cose che non
hanno la manodopera dietro. Quindi sì, in futuro mi vedo
comunque al leggio anche se dovessimo avere difficoltà. Viva
l’arte, viva la passione e viva il fantasy in Italia!».