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Tutto TV. Ieri, oggi e domaniPaolo Torino, una vita a Canale 21
di Giuseppe Bosso

Abbiamo il piacere di incontrare Paolo Torino, editore della storica emittente napoletana Canale 21 che proprio quest'anno ha raggiunto un traguardo fondamentale, e di cui la sua famiglia è stata tra le protagoniste più attive.

Dottor Torino, come nasce il suo rapporto con Canale 21?
«Agli inizi degli anni '90, come figlio dell'amministratore e socio di maggioranza Andrea Torino. Poi, quando nel 2005 mio padre è venuto a mancare, ho assunto questa veste di editore e amministratore per eredità».

Quali erano le sue aspettative e anche i timori in quel momento?
«Mantenere ad alti livelli il "percepito" che Canale 21 rappresentava nella sua storia e affrontare le sfide che si sono poi succedute, a cominciare dalla digitalizzazione e dall'avvento del digitale terrestre».

Quest'anno l'emittente ha raggiunto i 50 anni di vita. Quali sensazioni le suscita?
«Non mi sembra vero, a vederli sembrano tanti, ma se poi consideriamo le programmazioni che abbiamo realizzato è tutto vero. Ed è un'emozione immensa».

E date molto spazio alle trasmissioni in archivio in molti momenti della giornata. Possiamo definire Canale 21 un'emittente che guarda al futuro senza dimenticare la storia?
«Assolutamente, a cominciare dal logo e dai colori che abbiamo conservato. E vogliamo che questa percezione rimanga».

Qual è la sfida più difficile oggi per Canale 21?
«Viviamo in un'epoca talmente veloce e con tantissime piattaforme che però non sempre consentono di verificare l'autenticità di una notizia. Il nostro sforzo è proprio quello di mettere sempre l'autenticità della comunicazione al primo posto, con adeguati approfondimenti».

Dall'area di Napoli la diffusione dell'emittente si è estesa a tutta la regione Campania e a Roma. Quali sono state le maggiori difficoltà affrontate per raggiungere quest'ampia copertura?
«Oggi non è poi così complicato irradiare una vasta area anche estesa a più regioni. Piuttosto, la difficoltà è trarre fatturato da quelle zone. La trasmissione nel Lazio è più una vetrina per i cittadini campani che risiedono in quella zona. Ma il nostro focus rimane quello di essere la televisione della città di Napoli e il nostro fatturato è legato anzitutto ad aziende operative nel nostro territorio».

Da editore ha dovuto fare i conti con la progressiva diffusione di fonti di comunicazione legate alla rete e ai social. Sono più un vantaggio o uno svantaggio?
«Entrambi. Per la prima volta ci siamo trovati a dover competere con queste realtà, ma come le dicevo prima per noi la priorità è quella di fare un'informazione davvero completa e approfondita e in questo senso direi che possiamo essere non solo complementari ma anche riuscire a dare qualcosa in più rispetto a queste nuove forme di comunicazione».

Siamo anche prossimi a un evento come l'America's Cup che catalizzerà l'attenzione attorno a Napoli nei prossimi mesi. Come sta vivendo questa attesa per la programmazione che offrirà l'emittente, che a settembre ha già vissuto un antipasto in occasione della Regata Preliminare?
«Ci stiamo organizzando. È un evento che susciterà attenzione e curiosità da parte di un target molto eterogeneo. Sicuramente sono maggiormente attrezzati i media che detengono i diritti per la trasmissione delle regate, ma ci stiamo attrezzando per sviluppare dei format dedicati anche ad altri aspetti legati alla competizione, al "dietro le quinte" per così dire; tanto per fare un esempio l'idea che abbiamo è un format intitolato America's cup, ma c're?».

In questi anni avete avuto modo di raccontare eventi di vario tipo, dalle visite dei Papi ad eventi sportivi, dalle tornate elettorali alla pandemia e ad altri momenti critici. Se dovesse indicare l'evento maggiormente caratterizzante la storia di Canale 21 quale indicherebbe?
«Indicherei due eventi, uno strettamente campano e un altro globale; anzitutto il terremoto del 1980, durante il quale l'emittente ha proposto varie dirette e servizi oltre a campagne di raccolta di generi di prima necessità per le popolazioni colpite. E il Covid nel 2020, dove abbiamo avuto la possibilità di realizzare qualcosa in più con dirette e approfondimenti, con momenti importanti come la Messa celebrata dal Cardinale Sepe nei nostri studi e una trasmissione intitolata Coprifuoco per cercare, per quanto possibile, di sdrammatizzare quei momenti. È stata una reazione inaspettata e positiva che ha dato ottimi riscontri».

Cosa augura al futuro di Canale 21?
«Continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, con lealtà e autenticità, rappresentando gli eventi».

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