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Telegiornaliste anno XXII N. 9 (820) del 11 marzo 2026
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Gaia
Padovan, ogni istante al massimo
di Giuseppe Bosso
Incontriamo nuovamente Gaia Padovan.
Novità professionali importanti per lei da quando ci eravamo sentiti la
prima volta,
ma soprattutto una battaglia personale che ha affrontato a testa alta.
Bentrovata Gaia. Ci eravamo sentiti oltre dieci anni fa, quando eri
inviata del programma di
La 7 L'aria che tira e blogger di moda. Ne abbiamo di cose da
raccontare, anzitutto parliamo di come sei arrivata a Mediaset. Com'è
iniziata questa esperienza?
«Ho iniziato a Mediaset ancor prima di arrivare a La 7, nel lontano 2008. È
stato un ritorno in azienda nel 2015, quando l'allora direttore Banfi mi ha
chiamata per condurre i vari notiziari del canale allnews
Tgcom 24. Da lì sono passata alla conduzione del
Tg4 e poi, quando sono diventata mamma, il passaggio a
corrispondente inviata dal nord est per tutti i tg Mediaset. Un modo per
stare sul territorio, vicino casa».
Quali sono stati in questi anni i servizi o le inchieste che ti hanno
maggiormente coinvolta?
«La cronaca ti coinvolge sempre. Per questo devi restare distaccato. È una
protezione, un'autodifesa. Ricordo ancora nitidamente il volto del nonno del
bimbo distrutto per la perdita del nipote Stefano di 12 anni, il ragazzino
morto cadendo in un pozzo nel parco cittadino durante un centro estivo a
Gorizia nell'estate del 2020. Più recentemente la strage del bus di Mestre
che ho seguito dai primissimi istanti in diretta e il femminicidio di Giulia
Cecchettin. Storie che hanno stravolto la collettività».
Mi rendo conto che non sarà facile parlare di questo argomento, ma è
inevitabile affrontare anche il tema della malattia. Anzitutto come stai
adesso?
«Sto bene, grazie; ripeto i controllo ogni 3/6 mesi. Chiaramente non si può
parlare di remissione della malattia prima di 5/7anni, ma intanto procede
senza recidive e io sono in forma, a parte l'affaticamento generale e il
linfedema al braccio. Dunque sono molto felice!».
Quali sono stati i momenti più difficili e i pensieri che hai affrontato
in questi mesi?
«Il pensiero dei bambini. E le paura che hanno tutti coloro che affrontano
la malattia. Bisogna essere razionali saldi e lucidi e non è per niente
semplice. Hai momenti di grande sconforto che possono sconfinare nel
panico. Per questo bisognerebbe parlare di più di salute mentale. Sono
momenti in cui devi farti sostenere da ogni punto di vista. Il percorso per
chi affronta cure oncologiche è multidisciplinare come è giusto che sia».
Qual è il messaggio che vuoi dare a chi sta affrontando un'esperienza
simile alla tua e anche in termini di prevenzione e di segnali da non
sottovalutare?
«La prevenzione salva la vita. Lo ripeto dal primo giorno, l'ho vissuta
sulla mia pelle: a volte ci perdiamo nella frenesia di una vita accelerata,
e perdiamo di vista le priorità».
Diventare mamma per te cosa ha rappresentato?
«È lo sliding doors, la tua vita cambia improvvisamente. È il lavoro più
affascinante ma più difficile del mondo. Ogni giorno organizzi un G8. Non hai mai momenti
di pausa, il cervello lavora in multitasking giorno e notte. Ma alla fine
dei conti è quello che resta, la vera meraviglia di questa vita veloce».
Gaia, anche alla luce di quello che hai vissuto, oggi la tua prospettiva
è più orientata al domani o al godere maggiormente le gioie del presente?
«Vivo al massimo ogni istante. Ogni giorno come un dono. Con meno pensieri,
meno paranoie inutili, meno attese».
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Ritorna
Gloria con Sabrina Ferilli
di Silvestra Sorbera
Su Raiuno Sabrina Ferilli torna per la seconda volta
a vestire i panni di
Gloria Grandi due anni dopo il primo capitolo.
Dopo aver mentito al pubblico e ai suoi familiari
pur di tornare sotto i riflettori, Gloria Grandi,
attrice viziata sul viale del tramonto, è riuscita ad
ottenere l’effetto opposto: in carcere in attesa
di giudizio è costretta a fare i conti con le
conseguenze che le sue azioni hanno avuto, non
solo su di lei, ma soprattutto sulla sua famiglia.
E, come se non bastasse, qualcuno sta per pubblicare una
biografia “non autorizzata” sulla sua vita e sulla sua
infanzia al Tufello! Terminata la custodia
cautelare, Gloria cerca di mantenere un equilibrio
tra i servizi socialmente utili, svolti proprio nel
quartiere da cui è fuggita, le sedute di psicoterapia
imposte dalla corte, e i maldestri tentativi di
riconquistare coloro che ama.
Per Gloria non si tratta più di tornare o meno sulla cresta
dell’onda, ma di fare pace con il proprio passato in
un imprevedibile percorso di accettazione e rinascita.
I toni sono leggeri e di commedia con un
lieto fine a 360 gradi: la protagonista, in questa nuova
dimensione più vera e profonda, riconquisterà il cuore
di Alex (Sergio Assisi), il suo ex marito,
la stima di Emma (Martina Lampugnani),
sua figlia, e un nuovo posto nel mondo del cinema?
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Laura
Gambacorta, gastronomia e sport
di Giuseppe Bosso
Abbiamo il piacere di incontrare nuovamente la giornalista
Laura
Gambacorta.
Bentrovata Laura. Ci eravamo lasciati nel 2010, quindici anni
fa. Che sensazioni ti suscita rileggere l'intervista di allora
pensando come è stata poi la tua vita e i cambiamenti che hai
dovuto affrontare?
«Diciamo che la mia attività professionale si è spostata
totalmente sul lato della comunicazione legata al food andando
ad affiancare aziende, strutture o promuovendo eventi
enogastronomici».
Hai anche avuto un'esperienza al fianco di
Serena
Bernardo nel team di
Viggichannel.
«In realtà Serena mi ha carinamente ospitato in occasione di uno
speciale dedicato alla diffusione della conoscenza dell'olio,
nelle mie vesti di assaggiatrice. È una cara amica e brillante
collega a cui sono grata per avermi dato questa possibilità».
Hai continuato ad occuparti di informazione legata alla
gastronomia per scelta?
«Sì, era l'unico campo in cui desideravo operare nell'ambito del
giornalismo».
Avevamo parlato allora di contraffazione e dei rischi per i
consumatori. Rispetto a quindici anni fa non si può dire
purtroppo che le cose siano migliorate, secondo te dove sono le
maggiori responsabilità?
«Il problema è di non semplice soluzione e individuare
responsabilità nemmeno è facile. Il brand made in Italy funziona
e fa guadagnare, e per quanto i controlli possano essere
scrupolosi la contraffazione è talmente diffusa che arginarlo è
reso difficoltoso anche in parte per chi questo fenomeno lo
favorisce con i suoi acquisti. Non è solo colpa dei consumatori,
certo».
Non solo giornalismo per te. Hai scoperto e portato avanti una
passione sportiva, com'è nato l'incontro tra te e il tennis
tavolo?
«Non si tratta di un nuovo incontro ma di un vecchio amore
ritrovato. Ho sempre giocato a tennistavolo, anche a un certo
livello in gioventù. Poi per i tanti impegni avevo lasciato
l'attività agonistica. Ma a un certo punto la mia attività di
giornalista gastronomica mi ha messo nella necessità di
rimettermi in forma (ride, ndr) e ho pensato fosse opportuno
ricominciare a giocare, riportando nella mia vita questa
passione. Ritrovando la condizione fisica ho ripreso a
gareggiare fino a diventare campionessa italiana master over 50
in doppio, vincendo una medaglia d'argento agli Europei sempre
in doppio. È tornato lo spirito agonistico di un tempo».
Cosa ti ha motivata a riprendere?
«Quando torni a fare qualcosa che ti appassiona gli stimoli
tornano. È forse uno dei pochi sport in cui uomini e donne
possono gareggiare tra loro. Anche questo mi ha fatto
rinnamorare».
Come concili lavoro da giornalista, sport e vita personale?
«Facendo qualche salto mortale. Per fortuna mi trovo in sintonia
con mio marito che gioca a ping pong. Questo rende tutto più
semplice e più piacevole».
Non pensi magari in futuro di occupartene anche da
giornalista?
«No, ho scritto qualche pezzo anni fa ma rimarrò legata al
settore enogastronomico».
Oggi ti senti più orientata al domani o godere il presente
senza pensieri?
«Sono perennemente alla ricerca di cose nuove da fare, ma sono
soddisfatta di cosa sto facendo ora. L'avere inserito
l'attenzione al sociale nella mia comunicazione mi rende
particolarmente orgogliosa».
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