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Valentina MelisTelegiornaliste anno XXII N. 4 (815) del 4 febbraio 2026

Valentina Melis, empatia per una speranza
di Giuseppe Bosso

Attrice e conduttrice tv attualmente al timone del programma Scomparsi in onda su Canale 122, incontriamo Valentina Melis.

Benvenuta su Telegiornaliste, Valentina. Come nasce il suo rapporto con Canale 122?
Il mio rapporto con il Canale 122 nasce da un incontro con la direttrice, Tiziana Ciavardini, durante una rassegna letteraria in Abruzzo, Jubuk, della quale ero madrina. «In quell’occasione lei presentava il suo libro Ti racconto l'Iran. I miei anni in terra di Persia, e abbiamo avuto modo di confrontarci, scoprendo subito una forte sintonia. Qualche tempo dopo mi ha intervistata in occasione di un mio spettacolo teatrale. Quando in seguito è diventata direttrice dell’emittente, ci siamo sentite perché era alla ricerca di nuovi volti per il canale e io sono una conduttrice, ho sostenuto un provino e sono stata scelta».

La cronaca nera è stato per lei un incontro casuale o una passione che ha trovato modo di approfondire?
«Più che un incontro casuale, direi che è una conseguenza naturale del mio impegno. Da sempre mi occupo di temi sociali, in particolare dei diritti delle donne, e sono attiva anche in un’associazione che lavora proprio su questi fronti. La cronaca nera, soprattutto quella legata alla violenza maschile sulle donne, oggi è diventata tristemente “hype”, quasi un prodotto da consumare. Questo mi interroga molto: mi chiedo continuamente come si possa intervenire davvero, a monte, perché queste vicende non accadano più, invece di limitarci a raccontarle quando ormai è troppo tardi».

In una delle ultime trasmissioni ha avuto modo di leggere gli ultimi messaggi della povera Annabella Martinelli. Senza ovviamente voler entrare nel merito di questa tragedia, come si sente ad affrontare ogni settimana storie così dolorose?
«Ho la responsabilità di condurre Scomparsi, una trasmissione che ogni giorno si occupa di persone scomparse. Rispetto alla cronaca nera più dura, lì c’è ancora uno spazio per la speranza: parliamo di storie difficili, spesso con alle spalle vicende dolorose, ma con la possibilità concreta che quelle persone vengano ritrovate. Nel caso di Annabella Martinelli è stato particolarmente straziante, anche perché ne avevamo parlato in diretta fino a pochi minuti prima del ritrovamento del corpo. È uno di quei momenti in cui il dolore ti attraversa inevitabilmente. Allo stesso tempo, però, dobbiamo mantenere la lucidità e la professionalità necessarie per capire cosa sia successo, anche e soprattutto per rispetto e per dare un aiuto concreto ai familiari».

Entrare in empatia con le persone direttamente o indirettamente coinvolte quando partecipano alle vostre trasmissioni l'ha messa in difficoltà?
«Entrare in empatia con le persone coinvolte è inevitabile, ed è anche una parte fondamentale del mio lavoro. Mi riguarda profondamente, a 360 gradi. Quando, per esempio, parlo con una madre che ha un figlio scomparso da anni, mi rendo conto che quello è un lutto che non finisce mai. In certi casi è persino più devastante della morte, perché manca una tomba su cui piangere e manca la verità. Resta solo l’attesa, sospesa all’infinito. Prima di questo programma non avevo idea di quante persone scompaiano ogni giorno. Oggi mi sento molto vicina a questi familiari. Sono una persona naturalmente sensibile ed empatica e ho sempre sentito una forte spinta ad ascoltare gli altri. Capita anche che io pianga, in studio o quando torno a casa. Alcune storie ti entrano dentro e non ti mollano più. Forse dovrei costruire una corazza più spessa, ma non credo che sarebbe un bene: la mia umanità è anche ciò che mi permette di essere davvero presente per queste persone. E poi c’è un dato molto concreto: i familiari sanno che più se ne parla, più aumentano le possibilità di ritrovare i loro cari o di riaprire le indagini. Questo dà un senso profondo a tutto il dolore che attraversa queste storie e anche al nostro lavoro».

Di cosa si occupa oltre che delle trasmissioni dell'emittente?
«Oltre al lavoro in televisione, sono anche attrice. Da tre anni porto in scena in tutta Italia, uno spettacolo teatrale intitolato Stai zitta, tratto dal libro di Michela Murgia, che ho adattato e che interpreto insieme a due colleghe. È un progetto a cui tengo moltissimo e che continua a girare con grande risposta di pubblico, quindi sì, posso dire che in questo periodo sono piuttosto impegnata. Colgo l’occasione di questa intervista per ringraziare la squadra di Scomparsi, perché il nostro è davvero un lavoro di squadra: io sono il volto davanti alle telecamere, ma dietro di me ci sono persone fondamentali senza le quali nulla sarebbe possibile: Francesca Capua, Diletta Riccelli, Anna Dionisi, Pina Giordano, Stelio Fergola e Costanza Graziani. Questo programma esiste grazie al lavoro quotidiano, alla sensibilità e alla professionalità di ognuno di loro».

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