
Telegiornaliste
anno XXII N. 11 (822) del 25 marzo 2026
Marica
Rullo, diritto e formazione
di
Giuseppe Bosso
Abbiamo il piacere di incontrare Marica Rullo, avvocato
civilista iscritta all'albo forense di Napoli che nel tempo ha
abbinato all'esercizio della professione una importante attività
di formazione per le future generazioni dell'avvocatura, e non
solo.
Benvenuta su Telegiornaliste, Marica. Anzitutto chi
sei e come ti sei avvicinata alla tua professione?
«Sono avvocato civilista da oltre dieci anni. Pur non avendo una
tradizione familiare forense fin da bambina ho sempre avuto un
forte senso della giustizia, avevo le idee chiare su quale fosse
il mio percorso universitario. Anche se dopo la laurea non ero
convintissima di diventare avvocato, si sa che la facoltà non ti
prepara realmente alla professione. Ho iniziato a fare pratica
in uno studio, ma al contempo mi guardavo intorno e una volta
superato l'esame di abilitazione non mi sono iscritta subito
all'albo degli avvocati; ho sostenuto dei concorsi
pubblici(vincendone anche uno, ma ho rinunciato) ma ho capito
che la professione era la mia strada, sono da sempre
appassionata di diritto civile e su quello mi sono focalizzata;
sebbene la professione già nel momento in cui ho iniziato stesse
attraversando una fase critica che ancora vive. Ma ci credo, e
incoraggio i giovani a non desistere, il modo per emergere
nonostante gli ostacoli si trova».
Quali erano le tue aspettative quando hai intrapreso questa
strada e quali sono state le difficoltà che hai incontrato?
«Inizialmente credevo fosse più semplice reperire clientela,
anche rapportarsi con i colleghi e che il sistema giustizia nel
complesso funzionasse bene. Ma quando ti cali nella realtà ti
rendi conto di tutte le sfumature, le storture e purtroppo anche
scorrettezze da parte dei colleghi e le difficoltà che oggi ci
hanno drammaticamente portato a un calo della qualità anche
della magistratura; rapportarsi in passato era forse più facile
tra avvocatura e magistratura per una maggiore qualifica di
entrambe, anche dal punto di vista della stima, del colloquio
inter partes. Dico sempre che il diritto è vita, e per applicare
bene la legge devi conoscere la realtà circostante. Nella realtà
di oggi ho l'impressione che manchi questa consapevolezza,
talvolta, da parte della magistratura, e manca anche il
colloquio costruttivo con gli avvocati, che pure potrebbero
contribuire in questo senso a dare al magistrato una migliore
rappresentazione di quella realtà sulla quale poi sono chiamati
a pronunciarsi. La situazione nel post applicazione della
riforma Cartabia che ha ampliato la cartolarizzazione del
processo è andata peggiorando. Ho fatto dei processi senza
letteralmente mai incontrare quel magistrato che ha formato il
suo convincimento esclusivamente per iscritto, senza un dialogo
che secondo me invece sarebbe risultato proficuo per una
migliore giustizia. Anche con situazioni a dir poco bizzarre,
per esempio una volta con un magistrato tramite monitor, che a
un certo punto non aveva la mia visuale, e quando gliel'ho fatto
presente mi ha risposto che gli bastava sentirmi per poter
decidere...».
E a un certo punto alla professione hai deciso di abbinare la
formazione degli avvocati del futuro, anche grazie all'utilizzo
dei social. Com'è iniziata questa esperienza e chi ti ha
affiancato?
«La formazione è un'altra mia passione. È nato un po' per caso,
quando oltre a muovere i primi passi nella professione ho
iniziato anche il tirocinio ex art. 73, cioè quello con cui si
affiancano i magistrati in Tribunale e Corte d'Appello (io ho
optato per quello in Corte d'Appello); con altri tirocinanti
fondammo un'associazione con lo scopo di aiutare i nuovi
praticanti nella fase di accesso al mondo giuridico. E così, tra
le altre, organizzammo un corso totalmente gratuito destinato ai
futuri esaminandi, che ha avuto il sostegno attivo della Corte
d'Appello di Napoli, che ci ha messo delle aule a disposizione.
L'iniziativa ha avuto grande successo, anche con la
partecipazione di magistrati. Attraverso valutazioni anonime
scoprii di avere molto successo con le mie spiegazioni; sono
stata sempre molto chiara e diretta e capii che quella strada
andava percorsa. All'inizio ho continuato con questa scuola, poi
rapportandomi con altri colleghi ho iniziato un nuovo percorso
con il sindacato forense di Napoli. E anche lì ho riscontrato
successo, ma ho capito che erano maturi i tempi per mettermi in
proprio fondando la mia scuola,
Scuola di Alta Formazione Lex Orienta. Con i problemi che ha
creato il covid ogni anno devo in qualche modo adeguarmi ai
cambiamenti che riceve la disciplina dell'esame di abilitazione.
Adesso mi avvalgo della collaborazione anche di colleghi
penalisti, cerco di abbracciare ogni argomento di quelli in cui
si articola il diritto civile, dai diritti reali alle
obbligazioni, ai contratti, alle successioni, al diritto di
famiglia, e tanto altro, in modo da fornire una preparazione
completa in vista dell'esame. Ma tengo anzitutto a creare un
rapporto con i ragazzi, fornendo loro sostegno reale perché
essendoci passata anch'io mi rendo conto di quanto sia
difficoltoso l'approccio con l'esame, trasmettendo entusiasmo e
stimolo per la professione, pur tra tante difficoltà».
Finora quali sono stati i riscontri che hai avuto dalle
persone che si sono rivolte a te?
«Positivo. A parte il successo in termini di percentuali di
studenti promossi al primo tentativo, tengo moltissimo anche al
riscontro sotto il profilo umano, cercando di creare rapporti
autentici oltre il corso. Sono sempre disponibile per
chiarimenti e dubbi da dissipare, e con molti di loro si è
creata un'amicizia che dura ancora adesso. Come professionista e
come persona mi sento molto stimolata ad andare avanti».
E invece dal mondo forense, dai colleghi con cui interagisci,
quali sono state le reazioni alla tua iniziativa?
«In questo momento c'è anche molta concorrenza tra scuole di
formazione. Non escludo di poter essere vista non proprio di
buon occhio da chi mi considera un competitor, ma non ho avuto
particolari problemi, no. Giudizi positivi ne ho ricevuti anche
da parte di colleghi che si sono proposti per indicarmi
praticanti o da parte di neo avvocati che mi chiedono consigli
su come affrontare la scrittura di atti o come approcciarsi in
udienza».
Quali sono a tuo giudizio le maggiori problematiche della
professione forense di oggi e in generale degli operatori del
diritto?
«Bella domanda... potrei dire tante cose. In questo momento,
secondo me, le maggiori carenze del sistema giustizia sono negli
organici. Le riforme legislative non sempre sono elaborate da
persone che hanno una diretta conoscenza delle problematiche che
i tribunali affrontano quotidianamente, mentre chi riforma, a
mio parere, dovrebbe anzitutto calarsi nella realtà quotidiana.
A breve ci troveremo ad affrontare una problematica
rappresentata dall'aumento della competenza per valore del
giudice di Pace da 10mila a 50mila Euro, che è una cosa
aberrante. La prima udienza viene fissata dopo oltre un anno (se
va bene) perché mancano gli organici, già questo è frustrante,
demandando peraltro questioni delicate ad operatori del diritto,
mi spiace dirlo, che non hanno l'adeguata competenza, non
essendo nemmeno giudici togati. E aggiungo, cosa gravissima,
spesso riscontro da parte degli stessi magistrati una vera
ignoranza della riforma Cartabia, al punto tale che talvolta mi
tocca addirittura spiegare al magistrato codice alla mano.
Tornando al discorso che ti facevo prima sulla mancanza di
dialogo, talvolta avverto una sorta di onnipotenza da parte dei
magistrati, non percepisco voglia di far funzionare le cose come
dovrebbero. Anche troppa concorrenza tra avvocati. E aggiungo,
come donna, mi sono capitate spesso spiacevoli situazioni,
soprattutto all'inizio, di essere vista con una sorta di
sufficienza da parte dei clienti, come se dovessi dimostrare
qualcosa di più rispetto ai colleghi maschi; talvolta, mi è
capitato di trovarmi in compagnia di soli colleghi maschi e i
clienti si rivolgevano a loro chiamandoli “avvocati” e a me, se
tutto andava bene, davano della "signora"... il che dovrebbe far
riflettere».
Possiamo definirti in qualche modo una 'influencer
giuridica'?
«(ride, ndr) Nessuno mi ha mai chiamato così. Ma potrebbe
piacermi, anche se il termine è piuttosto difficile da
inquadrare. Mettiamola così, se posso 'influenzare' in maniera
positiva con i miei contenuti sono ben contenta. Magari più
divulgatrice che influencer, chiamami così».
Sei comunque la dimostrazione che si può fare un utilizzo
intelligente dei social, anche come mezzo di divulgazione del
diritto. Da questo punto di vista cerchi anche di utilizzare un
linguaggio, per così dire, alla portata anche di chi è
'profano'?
«Sì. Ho un
profilo social “di nicchia” in quanto finalizzato a
chi si approccia alla professione forense, ma anche a chi vuole
una maggiore accessibilità al mondo del diritto, ed è in questo
senso che oriento i miei contenuti. Per aiutare chi, trovandosi
alle prese con una problematica giuridica, con un linguaggio
semplice ma senza deviare dalla sua tecnicità, possa trovare un
adeguato supporto. Devo dire che ho avuto un buon riscontro sia
per la scuola che da parte di persone che cercavano un consiglio
legale. Lavoro per migliorarmi anche in questo senso. Il mio
obiettivo è ampliare la formazione anche a chi dovrà sostenere
concorsi pubblici, anche se il punto di partenza resta l'esame
di abilitazione».
Ci sono dei miti da sfatare o convinzioni errate sul mondo
del diritto?
«Un falso mito che penso di aver sfatato è che il diritto sia
tutta memoria, tutto mnemonico fatto di concetti. Non è così: il
diritto è un mondo enorme, ed è anche interpretazione, e posso
definirlo anche una passione (almeno per me). Un mondo magico,
che devi capire e fare tuo, espandere. Non è per nulla noioso
come qualcuno potrebbe pensare, anzi. Lo trovo affascinante e in
continua evoluzione, perché si adatta continuamente alle società
per come evolve. Abbiamo ancora un codice civile emanato durante
il fascismo, e moltissime norme, pur mantenendo invariato il
dato letterale, oggi assumono un significato del tutto diverso,
grazie agli interpreti del diritto che hanno saputo adattarle ai
mutamenti culturali e sociali del nostro Paese. Sulla figura
dell'avvocato i luoghi comuni sono tanti, a cominciare dalla
convinzione che sono tutti ricchi e venali. Non è così, lo
garantisco. Purtroppo ho riscontrato che è difficile farsi
pagare. La nostra è una professione intellettuale e spesso e
volentieri anche una consulenza alla quale abbiamo dedicato
tempo e studio non viene riconosciuta come lavoro.
In ogni caso non è certo l'unica opzione per un
laureato/laureata in giurisprudenza quella della professione
forense. Quali sono i consigli che vuoi dare a chi sta per
conseguire il titolo di studio ma magari non ha ancora un'idea
precisa per il futuro?
«Anzitutto di seguire la vostra passione, come me, che ho sempre
indirizzato le mie scelte non in base alla remunerazione che ne
avrei ricavato ma a quello che mi piaceva davvero. Non fatevi
scoraggiare dalle difficoltà della professione a cui mirate, ma
fate quello che vi piace, anche in ambiti diversi.
Giurisprudenza apre tante porte, fornendo anzitutto una
formazione umanistica. Stiamo attraversando una fase
interessante dal punto di vista dei concorsi pubblici; devo dire
che trovo da sempre molto interessante il concorso in
magistratura, che oggi è diventato peraltro un concorso di primo
livello, mentre quando io mi sono laureata era ancora
subordinato alla ulteriore frequentazione di una scuola di
specializzazione, con costi abbastanza alti e tempistiche molto
più lunghe. Lo trovo un'ottima scelta per chi ha voglia di
studiare molto ed è incline a crearsi una sicurezza e inserirsi
in una professione soddisfacente. Interessante anche la
prospettiva di un concorso al MEF, o all'Agenzia delle Entrate,
all'Inps... insomma, muovetevi su più fronti, e non demordete se
la strada che avevate inizialmente in mente di seguire vi ha
creato intoppi; di alternative ne troverete sempre, soprattutto
con la laurea in giurisprudenza. Anche reinventandosi, vi
potrebbe capitare di comprendere che quella strada a cui
aspiravate inizialmente poi si è dimostrata diversa da come ve
l'eravate immaginata o semplicemente non vi piaceva. Non
prendetela come una sconfitta o un fallimento, perché non lo è,
ma è solo un nuovo inizio».