
Telegiornaliste
anno XXII N. 3 (814) del 28 gennaio 2026
Giovanna D'Alessandro, arte ed emozioni
di
Giuseppe Bosso
Incontriamo
Giovanna D'Alessandro, creativa e poliedrica artista.
Benvenuta su Telegiornaliste Giovanna. Anzitutto chi sei e come nasce il
tuo amore per l'arte?
«Sono un’artista visiva e il mio rapporto con l’arte nasce molto presto, in
modo spontaneo. Disegnare e dipingere sono stati fin da subito un linguaggio
naturale per osservare il mondo e provare a interpretarlo. Con il tempo
questo bisogno si è trasformato in una ricerca più consapevole, che oggi
unisce pittura, grafica e riflessione sul presente. Per me l’arte non è solo
espressione estetica, ma uno strumento per leggere la realtà».
Quando ci siamo incontrati alla tua esposizione rimasi colpito da come
nelle tue creazioni dia risalto a figure storiche o della cultura pop come
la Regina Elisabetta o Freddie Mercury. È il tuo stile abituale?
«Sì, è una cifra ricorrente del mio lavoro. Mi interessa lavorare su figure
iconiche perché fanno parte dell’immaginario collettivo, ma cerco di
spogliarle della loro aura celebrativa. Le uso per raccontare fragilità,
contraddizioni, solitudine, potere e identità. Sono simboli che tutti
riconosciamo, ma che diventano strumenti per parlare di temi molto attuali e
universali».
Da cosa riesci a trovare ispirazione in questa epoca dove l'arte e la
creatività vengono messe a dura prova dalla tecnologia?
«Proprio dalla complessità di questa epoca. Viviamo sommersi da immagini
veloci e spesso superficiali, e questo rende ancora più necessario fermarsi
e riflettere. La tecnologia non la vedo come un limite, ma come un elemento
con cui confrontarsi criticamente. Mi ispiro alla società contemporanea, ai
cambiamenti culturali e politici, alle contraddizioni del nostro tempo,
cercando di restituirle attraverso un linguaggio visivo che inviti a
rallentare».
C'è ancora spazio per le emozioni che trasmette un quadro in questa epoca
complicata che stiamo vivendo?
«Credo di sì, forse oggi più che mai. In un periodo complesso e spesso
confuso, c’è un forte bisogno di emozioni autentiche. Un quadro crea una
relazione silenziosa e intima con chi lo osserva, non impone risposte ma
suscita domande. Finché esisterà questo bisogno di connessione emotiva,
l’arte continuerà ad avere un ruolo centrale».
Hai in programma prossimamente nuove esposizioni? Dove?
«Sto lavorando a nuovi progetti espositivi che porteranno avanti il mio
percorso artistico con opere inedite. Ci saranno occasioni sia in spazi
espositivi tradizionali sia in contesti più sperimentali. Preferisco
lasciare che siano le opere a parlare, ma posso dire che il lavoro in corso
è molto legato al presente e ai suoi cambiamenti».