
Telegiornaliste
anno XXII N. 10 (821) del 18 marzo 2026
Cinzia Bevilacqua, arte nel mondo
di
Giuseppe Bosso
Nello splendido scenario di
Palazzo
Cappuccini Art Relais, nel cuore di Napoli (ringraziando per
l'ospitalità la signora Caterina Tuccillo che ci accoglie con un buon caffè)
incontriamo l'artista
Cinzia Bevilacqua. Laurea in lingue e letteratura straniere moderne
a indirizzo orientale, insegnante di lingua e civiltà francese, da sempre
una passione per la pittura che presto la vedrà protagonista di un
importante evento a Bacoli in uno scenario altrettanto suggestivo, che poi
si rinnoverà in altri luoghi.
Benvenuta su Telegiornaliste, Cinzia. Come ti sei avvicinata al mondo
dell'arte?
«Salve a te e voi lettori. Diciamo che sono nata con i pennelli in mano. Fin
da bambina ho cominciato a lavorare di matita, chiaroscuro e bianco e nero.
Da adolescente mi sono avvicinata al colore e ho avuto il piacere di
ricevere la prima recensione dal maestro Michele Cascella, anche se non ci
siamo mai incontrati personalmente, recapitandogli qualche mio lavoro,
appena tredicenne. Mi rispose che avevo talento, ma andava affinato
avvicinandomi al mondo di tutti i giorni. Ero presa dall'Oriente, e ho
conseguito proprio la laurea in lingue in questa direzione, in cinese,
coreano e francese all'Orientale di Napoli. Solo una quindicina di anni fa
mi sono avvicinata al colore e all'olio, le tecniche più difficili».
Come ti sei inserita in questo ambiente?
«Inserirsi è complicato, e devo ringraziare molto la mia sfrontatezza,
chiamiamola così. Anzitutto nel propormi per la mia prima esposizione a
Ventotene, conoscendo il sindaco che mi ha messo a disposizione gli spazi
anche in occasione di progetti europei. Ancora più sfrontatamente mi sono
proposta al sindaco di Bacoli che mi ha aperto la Casina Vanvitelliana per
una mia personale nel 2020, i Fiori del Mare; è stato l’ inizio di una serie
di eventi a cui ho partecipato su invito dello stesso Comune e non solo. In
particolare nel 2021, la mia esposizione, sempre alla casina vanvitelliana
dedicata a Dante Alighieri, in occasione della commemorazione dei 700 anni
dalla morte del Sommo, è stato un grande successo. E da lì ho continuato
ancora in altri luoghi».
Per sfatare o almeno ridimensionare un mito, per essere artisti bisogna
anche essere 'maledetti?
«Parlando di me, sì. In senso 'buono', però, non alla Baudelaire (ride, ndr)
di essere sempre in piena evoluzione, attiva, perennemente mai contenta di
quello che faccio. Gli artisti magari hanno una maggiore sensibilità
rispetto agli altri, vedono cose che non tutti percepiscono e che esprimono
attraverso la musica o i colori, come faccio io, sempre alla ricerca di idee
nuove, sperimentando nuove tecniche…».
Prossimamente sarai protagonista di un importante evento culturale, ce ne
puoi parlare?
«Il titolo di questa personale è
L'incanto delle sirene si svolgerà
tra il 20 marzo e il 2 aprile a Bacoli alla Casina Vanvitelliana di cui ti
parlavo sopra e per me ha una valenza particolare perché la dedico alla mia
cara amica purtroppo scomparsa da poco,
Emanuela Esposito Amato, che hai avuto modo di intervistare per
parlare dei suoi libri».
E che come mi disse nella nostra
ultima intervista ti aveva inserita nel suo ultimo racconto Ho chiuso
con te, in cui sei al tempo stesso anima di un'esposizione sulle sirene
che coinvolge il protagonista Alessandro e sei anche ispirazione per Lola,
stilista napoletana a Parigi. Qual è il tuo ricordo di Emanuela?
«Abbiamo studiato insieme all’università, preparato un esame su
Le grand
écart di Jean Cocteau, condiviso l'amore per la Francia, per l’ arte… ha
lasciato tanto, non solo gli scritti, conservo ancora i suoi vocali che non
smetto di ascoltare, la sento ancora vicina».
Cosa ti ispira per le tue creazioni?
«Il territorio. Mi sono rivolta anzitutto al nostro territorio martoriato,
un “gigante addormentato” che è sempre fonte di ispirazione per tanti, forse
in modo un po' klimtiano utilizzando colori molto forti, sfumature intense.
La mia passione ultimamente sono le sirene, anzitutto Partenope, un mito
conosciuto in tutto il mondo, che è uno dei simboli di Napoli, nel pianto e
nella gioia».
A proposito del maestro Cascella che mi hai citato prima; di te ha detto
“fin troppo brava, ma la bravura è nemica dell'arte, ma necessaria per saper
disegnare come ben dimostri”. Cosa pensi intendesse? Non è una definizione
contraddittoria, nel senso che avere talento non sarebbe una cosa positiva?
«No, non credo sia poi così contraddittoria. Probabilmente si riferiva al
mondo della critica che spesso non riconosce il talento degli artisti se non
post mortem o addirittura non lo riconosce proprio. Per carità, non ho certo
la presunzione di ritenermi una Klimt o una Picasso, sono un'autodidatta che
non ha frequentato l'accademia e si è formata da sola, ma di sicuro non mi
riconosco in quelle cosiddette 'forme di arte' che non sono che provocazioni
finalizzate solo a suscitare sconcerto».
Fin dall'inizio del tuo percorso artistico ti sei caratterizzata per un
disegno dal tratto deciso in bianco e nero, contrapposizione tra Yin e Yang.
Ma questa prospettiva come riesce poi a cogliere quelle sfumature che tra le
due visioni inevitabilmente vanno a formarsi?
«La base per ogni tecnica pittorica è il bianco e nero, il chiaro scuro che
si ritrova in tante tecniche, come ho sperimentato io, anche con il caffè e
con il vino. La mescolanza di tecniche particolari è alla base di tutte le
espressioni. Passare all'olio non è stato facile, ci vuole moltissimo studio
e dedizione».
Hai molto viaggiato, in Europa e in Oriente. In questi momenti quali sono
state le esperienze che più hanno influito nella tua crescita artistica e
quali le persone che ti hanno lasciato i segni più nitidi?
«L'Oriente da sempre suscita fascino in me. Mi hanno dato tanto luoghi come
la Thailandia o Singapore, la Cina, paesi dai colori indimenticabili, dal
fascino irresistibile. La Francia resta sempre un riferimento, anche per
scelta personale. Ma l'Oriente mi dà la possibilità di spaziare anche con la
mente molto di più che nel nostro territorio e mi ha fatto riflettere sulle
molte analogie con la nostra cultura, non tanto dissimile. In Egitto, ad
esempio, mi sono sentita a casa, i suoi profumi, i suoi colori, come il blu
egizio che adoro, le sfumature, e le persone di un grande calore.
Ultimamente però, sono spesso in Norvegia , dove vive mio figlio, e non
posso negare che i paesaggi e la cultura nordica, oltre alle persone di quel
Paese sono a dir poco seducenti ed emozionanti... sono molto empatica, non
ho difficoltà a discutere con le persone prescindendo dalla loro
nazionalità».
Sei anche insegnante di lingua e civiltà francese. Cosa ti ha avvicinato
a questa cultura così lontana e così vicina al tempo stesso con quella
italiana e napoletana?
«Non sento così lontana la cultura francese. Spesso mi sento paradossalmente
più vicina a loro per attaccamento al territorio, e ultimamente ho vissuto
pienamente un'esperienza Erasmus con i miei studenti. Luoghi come Bordeaux,
tra vigneti ed Oceano, mi hanno lasciato tanto anche dal punto di vista
enogastronomico(ride, ndr). Mi sento una vera cittadina del mondo».
Cinzia, ti senti più orientata a godere l'oggi o pensare al domani?
«Vivo molto l'oggi; il domani ultimamente lo vivo con incertezza, con buoni
propositi ma con gli ultimi accadimenti internazionali, anche se 'lontani'
creano questa inquietudine».
Per concludere, se chiudendo gli occhi da una stanza buia verso la luce
ti chiedessi cosa vedi, per una tua opera?
«Stelle marine sulle nuvole».