
Telegiornaliste
anno XXII N. 12 (823) del 1 aprile 2026
Alessandra
Costanza, la mia crescita perenne
di
Giuseppe Bosso
Incontriamo nuovamente
Alessandra Costanza.
Bentrovata Alessandra. Sono passati cinque anni dal nostro
primo incontro. Com'è cambiata la tua vita da allora, oltre al passaggio
dall'albo pubblicisti a quello professionisti?
«Bentrovati. Cinque anni sono tanti e, allo stesso tempo, sembrano volati in
un attimo. Rispetto al nostro primo incontro sento di essere cresciuta
molto, sia professionalmente, sia umanamente. Il passaggio dall’albo dei
pubblicisti a quello dei professionisti è stato sicuramente un traguardo
importante, quasi una consacrazione di un percorso fatto con passione,
impegno costante, studio e determinazione. Ma più di ogni titolo o
riconoscimento, ciò che è cambiato è la consapevolezza: oggi affronto il mio
lavoro con uno sguardo più maturo, più attento alle sfumature e alle
responsabilità che comporta raccontare la realtà. E poi non lavoro più a
TeleOne, ma ho cambiato rete. Infatti, da gennaio 2024 sono conduttrice e
redattrice a
Tgs, la rete televisiva del Giornale di Sicilia. Un po' un ritorno
di fiamma, dato che il mio percorso professionale era iniziato a 18 anni
proprio qui. Lavoro a tempo pieno e sono sia inviata e quindi mi occupo di
realizzare servizi in esterna che spaziano dalla cronaca cittadina, alla
giudiziaria, alla cronaca nera e poi mi occupo anche di coordinare e
condurre il tg, alcuni giorni a settimana. All'interno della rete ho avuto
l' opportunità di essere autrice e conduttrice di diversi format di
infotainment ed è una cosa che mi riempie di gioia, dato che ho abbracciato
questo percorso professionale da giovanissima perché desideravo essere una
conduttrice tv. Per Tgs sono stata autrice e conduttrice del format per
bambini dal titolo
Il magico mondo di Buu e del format
Estate a
Colori, girato tra i lidi balneari di Messina e Palermo. Queste
trasmissioni sono andate in onda anche su
RTP,
la rete di Gazzetta del Sud e sul sito dell' omonima testata».
In questi anni sei stata impegnata molto come inviata di rassegne
cinematografiche come la Festa di Roma e la Mostra di Venezia. Da
osservatrice quale idea ti sei fatta della situazione attuale della
'settimana arte', in particolare del nostro Paese?
«Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di seguire da vicino eventi
importanti come la Festa del Cinema di Roma, il Festival del Cinema di
Taormina, la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ed il
Festival di Sanremo. Essere lì, tra registi, attori e operatori del settore,
permette di percepire molto chiaramente lo stato di salute del mondo
culturale. In Italia la cosiddetta “settimana dell’arte”, intesa come
insieme di festival, rassegne e momenti di confronto, continua a essere un
patrimonio straordinario. Tuttavia, credo che serva sempre più coraggio nel
valorizzare i nuovi linguaggi e nel dare spazio alle giovani generazioni. Il
talento c’è, ma spesso ha bisogno di strutture più solide e di un sistema
che lo sostenga davvero. Ovviamente, sono state tutte esperienze
meravigliose che mi hanno arricchita professionalmente e che spero di
ripetere ogni anno».
Infotainment: un termine che abbiamo sviluppato, in parte
avversato, ma ormai ampiamente consolidato nei nostri i palinsesti: cosa ne
pensi tu a riguardo?
«Per quanto riguarda l’infotainment, è il genere che mi fa sentire più a mio
agio. Mi piace vederlo in tv ma anche strutturare programmi basati
sull'informazione e l'intrattenimento. Un modo più leggero ma diretto per
arrivare al pubblico che molto spesso vuole, al termine di una giornata,
guardare la tv o lo smartphone principalmente per rilassarsi. L’informazione
non deve perdere rigore e credibilità, ma è anche vero che oggi il pubblico
è cambiato: ha tempi diversi, modalità di fruizione diverse. Se il racconto
dell’attualità riesce a essere chiaro, accessibile e coinvolgente senza
tradire i fatti, allora l’infotainment può diventare una chiave interessante
per avvicinare più persone all’informazione o al racconto di storie, eventi
o personaggi».
Quando ti intervistai la prima volta stavamo pian piano tornando alla
normalità dopo la paura del covid e il lungo lockdown; oggi le maggiori
paure arrivano dalle drammatiche notizie dei conflitti in giro per il mondo
che stanno in parte coinvolgendo anche l'Italia. Da mamma il domani,
soprattutto dei tuoi figli, ti spaventa?
«Quando ci siamo incontrati la prima volta stavamo uscendo da un periodo che
nessuno di noi dimenticherà, quello della Pandemia. Oggi, purtroppo, le
preoccupazioni arrivano da scenari diversi, dai conflitti che attraversano
il mondo e che inevitabilmente toccano anche l’Europa e il nostro Paese. Da
madre è impossibile non pensare al futuro dei propri figli. Ma sono madre di
tre figli e non sono una madre apprensiva. Credo che il compito di noi
genitori sia anche quello di trasmettere fiducia, senso critico e capacità
di leggere la realtà. I ragazzi hanno una forza e una sensibilità
straordinarie, spesso più grandi di quanto immaginiamo. Loro sono nati in un
periodo storico complesso che percepiscono come normalità. Non li vedo
ansiosi o spaventati. Sono bambini sereni e pieni di creatività. Voglio che
trovino loro una chiave di lettura a questo scenario contemporaneo, io sarò
sempre, naturalmente al loro fianco, pronta a rassicurarli o a chiarire i
loro dubbi».
Al di là di queste considerazioni, ti senti più proiettata a vivere le
gioie del presente o a pianificare il domani che verrà?
«Personalmente cerco di trovare un equilibrio tra il vivere il presente e il
progettare il futuro. Il nostro lavoro ci porta spesso a correre, a guardare
sempre al prossimo impegno, alla prossima storia da raccontare. Ma con il
tempo ho imparato a fermarmi ogni tanto e a godermi le piccole cose: la
famiglia, gli affetti, quei momenti che danno davvero senso a tutto il resto
e soprattutto ho imparato a dosare bene le energie. Anche, se devo
ammetterlo, io vado sempre a mille e programmo il più possibile. È come se
dentro di me ci fosse un continuo vulcano in eruzione. Così, ho la necessità
di esprimermi e mi manca sempre il tempo per fare tutto quello che ho per la
testa».
A quale ambito dell'informazione ti vorresti dedicare un giorno?
«Guardando avanti, mi piacerebbe continuare a lavorare nell’ambito
dell’informazione culturale e dell'infotainment. Ho scritto altri nuovi
programmi che spaziano da temi storici, all'attualità e a tematiche più
frivole. Spero di poterli proporre a breve al pubblico sia attraverso la
rete che attraverso nuovi canali. Mi piacerebbe molto lavorare nelle reti
nazionali, devo ammetterlo e spero di riuscire a realizzare questo sogno che
custodisco in me sin da bambina».