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Intervista a Giulia Fiume   Tutte le interviste tutte le interviste
Giulia FiumeTelegiornaliste anno XVII N. 13 (663) del 14 aprile 2021

Giulia Fiume, marcia in più lo studio
di Giuseppe Bosso

Grande successo ha riscosso la fiction Le indagini di Lolita Lobosco, trasmessa tra febbraio e marzo in prima serata su Raiuno, che ha potuto contare su un cast di assoluto valore, a cominciare dalla protagonista Luisa Ranieri; ma non meno apprezzata è stata l'interpretazione di Giulia Fiume nel ruolo di Carmela, sorella della protagonista. Incontriamo l'attrice catanese, tra considerazioni sul presente e prospettive future.

Che bilancio trae dalla sua esperienza nella serie Le indagini di Lolita Lobosco?
«Del bilancio dicono i numeri e non potevamo augurarci risultato più incredibile! Ne approfitto per ringraziare tutti pubblicamente».

Il personaggio di Carmela pensa sia vicino al suo modo di essere?
«Carmela, assieme alla madre Nunzia, è il buono del sud: l’amore per la famiglia e la dedizione nella sua costruzione. Ma anche la capacità di sopravvenire ad umani inconvenienti, grazie ad un enorme senso pratico. È chiaramente in competizione con la sorella Lolita, soprattutto quanto al rapporto con i genitori per i quali quest’ultima è “l’orgoglio di famiglia”. D’altra parte sa di poter contare su di lei e questo la fa sentire fortemente supportata. Lolita è tutto ciò che lei non si è concessa d’essere: emancipata, indipendente, felicemente single».

Come si è trovata a lavorare con due attrici come Luisa Ranieri e Lunetta Savino?
«Come ci si trova di fianco a due colossi: in ascolto e nella volontà di assorbirne l’arte».

Lascia giovanissima la Sicilia alla conquista della Capitale: quali sono state le maggiori difficoltà che ha dovuto affrontare e quale pensa sia stata la sua marcia in più?
«La marcia in più è decisamente lo studio. Conoscete bravi chirurghi senza laurea?».

Si è cimentata anche come assistente alla regia per il film Confusi e felici, pensa in futuro di seguire anche un percorso dall’altra parte della telecamera?
«Questo periodo mi fa venire solo più voglia di fare, agire la mia arte. La pigrizia non fa per me! Quando sto con le mani in mano è una scelta cosciente: relax! Devo dire che quest’ultimo Dpcm mi ha demoralizzata. Chiudessero! Mi sento sotto tortura: avete presente la “goccia cinese”?!».

Dove la vedremo prossimamente?
«Abbiamo concluso di confezionare uno spettacolo teatrale dal titolo Il Rimpiazzo, scritto da me, per la regia del mio compagno, Federico Le Pera e con Kabir Tavani ed Eugenio Mastrandrea. Le condizioni ci costringono a posticipare il debutto, ma noi attori siamo talmente allenati alle attese che non sarà certo il covid a preoccuparci».

Le difficoltà che il lockdown dell’anno scorso e la pandemia hanno creato al settore spettacolo le hanno suscitato più incertezza o speranza per il futuro?
«Del futuro non voglio saperne. Qui ed ora, si dice in teatro. Ho preso ad “insegnare” e mi riempie l’anima. Lo virgoletto perché, dal basso dei miei neanche 33, mi limito a trasmettere insegnamenti assunti durante gli anni di formazione e quindi tutt’ora: di tutto ciò che ho trovato e trovo utile per me, passo parola».

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