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Archivio Telegiornaliste anno XXII N. 21 (832) del 7 ottobre 2026

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TGISTE
Maria Consiglia Izzo, pronti con TEDx
di Giuseppe Bosso

Dopo otto anni incontriamo nuovamente Maria Consiglia Izzo che presto sarà protagonista di un importante evento che si svolgerà a ottobre in Irpinia, a Montella.

Bentrovata Maria Consiglia. Parlaci di questa novità che ti vedrà protagonista a ottobre. Per chi eventualmente non lo sapesse cos'è il TEDx che si svolgerà a ottobre a Montella?
«È un evento che ha origini negli Stati Uniti e che da anni sta fortunatamente prendendo piede anche in Italia, un evento per così dire ispirazionale in cui persone che si sono distinte nelle rispettive professioni (nel campo della comunicazione ma anche della scienza e della medicina) salgono sul palco e raccontano qualcosa che potrà servire alle future generazioni. Lo trovo un format vincente perché, al di là delle forme sempre più evolute di comunicazione che abbiamo raggiunto, sento sia ancora importante la testimonianza in diretta di qualcuno che ce l'ha fatta o inizia finalmente a raccogliere i frutti del suo lavoro; sono contentissima di far parte di questo progetto e ancora di più che l'evento si stia diffondendo a macchia d'olio in tutta Italia; a dicembre presenterò anche TEDx Eboli. Vorrei evidenziare che a monte dell'organizzazione di questi eventi ci sono giovani imprenditori che, piuttosto che godersi la vita come pure avrebbero la possibilità di fare, hanno scelto di andare oltre, non limitarsi a raccogliere il know-how che hanno creato le loro famiglie, ma ampliare i loro patrimoni aziendali rimboccandosi le maniche, per fare qualcosa di positivo sia per i loro coetanei che per le future generazioni, mantenendo i piedi per terra e con l'impegno di cercare ogni giorno di migliorare quello che si è ricevuto in gestione. Spero che questo messaggio incoraggi anche altre persone. E a chi, come me, ha scelto di restare a Napoli e in Campania per continuare questa sfida legata al mondo della comunicazione, che Vito Bisogno, a capo di TEDx Montella, condivide».

Come sei stata scelta e cosa rappresenta per te questa possibilità?
«Da quattro anni insegno comunicazione e marketing, un'esperienza nuova che mi ha coinvolta inizialmente in un corso di 250 ore per aspiranti social media manager. Non nascondo che sulle prime fossi perplessa all'idea di entrare in un mondo di cui non avevo mai fatto parte; un'amica mi ha coinvolta, più convinta lei di me della mia riuscita... dovete sapere che io non so dire di no, cosa che rappresenta al tempo stesso un pregio e un difetto (ride, ndr) e dopo aver conosciuto il direttore della scuola mi sono sentita motivata a iniziare con questi ragazzi; ne avrò conosciuti almeno 500 in questi quattro anni, e tra questi sono capitati studenti dell'istituto Bisogno, che ha sede principale a Montella e si estende fino alla Basilicata, tra cui Vito, figlio del fondatore. Un giorno mi contatta per parlarmi dell'allestimento di TEDx Montella e di aver pensato a me come speaker per come aveva visto uscire i suoi ragazzi dal mio corso. “Sento che anche tu puoi lanciare un messaggio dal palco”, mi ha detto».

È un'occasione anche per valorizzare meglio una terra splendida come l'Irpinia?
«Sì. Il TEDx ha una doppia finalità, non solo parlare alle generazioni future ma valorizzare il territorio dove si svolge, e Montella è una splendida località che merita. Dal punto di vista naturalistico e paesaggistico ha tanto da offrire, ma ha una crescita lenta dal punto di vista turistico, che andrebbe incentivata, ed è quello l'intento dei ragazzi usciti dal corso. Non c'è solo la sagra della castagna che pure ogni anno è un evento importante; ma bisogna andare oltre alla scoperta di tutto quello che può offrire la città, non solo dal punto di vista enogastronomico. Questi territori un tempo soffrivano una sorta di desertificazione con i giovani che andavano via alla ricerca di migliori condizioni di lavoro altrove, oggi con l'avvento delle lauree online e allo smart working si è in parte attenuato».

E per quanto riguarda invece il tuo percorso giornalistico cosa rappresenta questo evento?
«Lo sognavo da sempre (ride, ndr). Vivo tra alti e bassi, ma per me mai condannare i problemi che possono insegnarti tanto anche ti distolgono dai tuoi sogni. Ancora oggi nelle slide per le mie lezioni inserisco momenti legati ai TEDx di Vera Gheno e Giovanni Bocciardieri che dal punto di vista comunicativo mi hanno trasmesso tantissimo. Come ti ho detto tutto è arrivato grazie a una collaborazione che avevo iniziato per caso e senza convinzione, e invece guarda cosa mi ha dato? Sono grata ma al tempo stesso consapevole della fiducia che mi è stata concessa e del fatto che in quei pochi minuti che starò sul palco avrò una vera e propria missione da compiere, mantenere alta l'attenzione».

Com'è cambiata la tua vita dal nostro incontro di quasi dieci anni fa dove, se ricordi, avevamo parlato tra le altre cose del tuo impegno nel campo enogastronomico e delle tue attività editoriali: rileggendola dove diresti che è un'intervista 'invecchiata bene'?
«La mia vita è migliorata per tanti aspetti; la mole di lavoro è cresciuta, l'agenzia che gestisco con la mia migliore amica Grazia Guarino è diventata nazionale ed ha ampliato le sue collaborazioni con società per azioni, società cinematografiche... sono cresciuta tanto, anagraficamente ma anche caratterialmente, mi sento meno impulsiva di prima. Se ricordi mi intervistati quando avevo da poco percorso il cammino di Santiago che è stata un'esperienza davvero di svolta per me. Oggi penso ancora che nonostante le infinite difficoltà del mondo del giornalismo si può, avvalendosi di canali diversi, fare una buona e sana informazione. Vivo con la consapevolezza che tutto va ritagliato, tutto va strappato, tutto va guadagnato... da sommelier ti posso dire che rileggendo l'intervista è invecchiata bene come un barolo, che con gli anni assume valore».

Sei sempre 'borderline' come ti eri definita allora?
«Morirò così (scoppia a ridere, ndr)!».
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TUTTO TV
Giorgia Piancatelli, isole e farfalle
di Giuseppe Bosso

Incontriamo Giorgia Piancatelli, giovane ma talentuosa doppiatrice e non solo.

Benvenuta sulle nostre pagine, Giorgia. Anzitutto non possiamo non iniziare da questa tua ultima esperienza di doppiaggio, L'isola dei ricordi, appena uscito in sala. Ti riconosci nel personaggio a cui hai dato voce, la protagonista Jo da piccola?
«Grazie mille per l’opportunità! È sempre bello trovare gente appassionata con cui condividere le proprie esperienze! Sì, Jo è molto simile a me. Crede nelle sue convinzioni, è maldestra, artista ed energica. Ho amato doppiarla».

Ascoltandoti alla prima a cui hai assistito cosa hai pensato?
«Quando mi sono ascoltata per la prima volta in questo meraviglioso lavoro della Dreamworks ho provato un misto di emozioni difficili da descrivere, ma tutte quante nello spettro della felicità dell’essere parte di qualcosa di bellissimo. Sono fan della DreamWorks sin dalla tenera età, e sapere di aver lavorato nel ruolo della piccola Jo riempie il mio cuore di gratitudine».

Prossimamente dove potremo sentire la tua voce?
«Per adesso sto portando avanti diverse lavorazioni delle quali non posso dire molto per segreto professionale, ma spero vivamente di farvelo sapere il prima possibile».

Come ti sei avvicinata al doppiaggio? Ricordi la tua prima esperienza?
«Mi sono avvicinata al doppiaggio quando avevo 14 anni in piena quarantena. Vedendo dei video su YouTube si accese in me la voglia di fare, tanto che coinvolsi mio fratello Gabriele che allora aveva solo 10 anni. Cominciammo a fare dei video per divertimento per poi iniziare a studiare. Passarono i mesi e facendo dei provini entrammo in questo mondo fantastico. La mia prima esperienza fu con Alessandro Quarta che saluto con tanto affetto. Mio fratello aveva un turno con lui e mia mamma chiese se fosse possibile sentirmi. Alessandro con la sua gentilezza lo fece e mi diede subito una parte nella serie che stava dirigendo, ovvero The Big Leap, dove io prestai la voce al personaggio Olivia Perkins».

Quanto è importante per te il confronto con i colleghi più esperti?
«Il confronto con i colleghi più esperti è fondamentale. Sono dell’idea che non si smetta mai di imparare, e conoscere le tecniche e le esperienze di chi è venuto prima di te è davvero importante. Ho avuto modo di stringere amicizia con molti doppiatori eccezionali e non li ringrazierò mai abbastanza per l’appoggio che mi danno».

Hai da poco pubblicato La farfalla d'argento, Jacopo Lupi Editore. Come nasce questa tua esperienza da scrittrice?
«La mia esperienza da scrittrice nacque nel 2020 durante la quarantena. Per sfuggire alla tristezza di quel periodo decisi di scrivere una storia fantasy, ispirandomi al mio amato Abruzzo. Inizialmente è nato tutto come un gioco, ma questa “farfalla” continuava a girare intorno a me, pregandomi di continuare a raccontare la sua storia. Da lì ebbi il desiderio di portare questa mia opera (della quale sono uscite e usciranno diverse versioni) sul grande schermo. Ovviamente, non essendo figlia d’arte o avendo collegamenti, fu molto complicato farmi conoscere, ma nel 2024 durante la presentazione del mio libro conobbi Dan “Blasterio” Salsano, un regista bravissimo con esperienze in tutto il mondo come VFX supervisor. Lui ha lavorato con Ridley Scott, Mel Gibson e tanti altri pilastri del settore. Leggendo la mia storia mi disse di voler farne parte e insieme abbiamo realizzato un trailer di concept che stiamo presentando a diverse realtà e produzioni, con la speranza di riportare il fantasy in Italia».

Nel libro c'è anche qualche riferimento alle tue esperienze di doppiaggio?
«Nel libro non ci sono scritte direttamente le mie esperienze essendo un fantasy, ma la protagonista Annie rispecchia la me bambina chiusa nella sua camera con tanti sogni da voler realizzare. Spero vivamente che la gente possa rispecchiarsi nei personaggi e amarli come li amo io. Buon viaggio nelle terre di Ilophia!».

Fai parte di un'ampia generazione di giovanissime voci che si stanno a poco a poco affermando in un momento in cui le incognite per l'uso dell'intelligenza artificiale sono particolarmente sentite. Nel domani ti vedi comunque ancora al leggio?
«L’intelligenza artificiale è un problema non indifferente, ma sono dell’idea che l’arte umana persisterà sempre anche nei momenti di difficoltà. Sono profondamente contro l’AI generativa che ruba il lavoro di altri o genera cose che non hanno la manodopera dietro. Quindi sì, in futuro mi vedo comunque al leggio anche se dovessimo avere difficoltà. Viva l’arte, viva la passione e viva il fantasy in Italia!».
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DONNE
Elvira Carpentieri, per le famiglie
di Giuseppe Bosso

Avvocato, giornalista pubblicista, presidente del Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane, incontriamo Elvira Carpentieri nel suo studio nel cuore di Salerno dove dirige un laborioso team tutto al femminile.

In te è più ardente il fuoco del diritto o quello della comunicazione?
«Ultimamente quello della comunicazione, ma spinto soprattutto dal diritto e dalla consapevolezza degli strumenti che le famiglie italiane hanno a disposizione. Dal 2011 siamo attivi sul web con un linguaggio diretto e semplice. Mi piace scrivere senza formalismi, perché la notizia arrivi al destinatario nella forma più vera e chiara possibile. Siamo partiti dai blog, siamo passati per YouTube e abbiamo seguito tutta l’evoluzione della comunicazione».

Sono tanti i divulgatori di contenuti a tema economico che cercano di rendere la materia il più fruibile possibile, ma non tutti ci riescono. Tu hai mai sfatato qualche tabù o falsa convinzione?
«Fino ai primi anni Duemila era diffusa la convinzione che le banche non potessero mai sbagliare e il consumatore si trovava a subire. Ovviamente non è sempre così. Grazie all'informazione che abbiamo cercato di dare, le persone hanno acquisito maggiore consapevolezza nell'affrontare i momenti di difficoltà e nell'uscirne vittoriose. Siamo passati dalla paura per il futuro alla consapevolezza che una via d'uscita si può trovare. Ricorderai che nel 2012 fu introdotta la cosiddetta legge “salva suicidi” (L. 3/2012), oggi confluita nel Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. Nacque sulla scia dell'emergenza degli imprenditori che, non riuscendo a sostenere il costo dei finanziamenti, si toglievano la vita. È così che si è sfatata la convinzione che non ci fosse via d'uscita».

L'attualità impone di parlare del caro carburanti a causa soprattutto dei conflitti in Medio Oriente e non solo, e a tal proposito ti abbiamo vista di recente ospite anche al TGR Campania o in altre trasmissioni per affrontare questa tematica delicata. Quale credi sia l'approccio giusto per affrontare con lo spettatore argomenti così incisivi nella nostra quotidianità?
«Un approccio risolutivo. Anche quando la situazione di partenza è difficile, gli strumenti per affrontarla ci sono. Quello che si può e si deve fare ora è diffondere l'educazione finanziaria, partendo da un presupposto: non è più possibile vivere come ai tempi dei nostri nonni e dei nostri genitori, e nemmeno come pochi anni fa. Serve un approccio diverso alla vita economica, a cominciare dagli imprenditori e poi dalle famiglie e dai singoli consumatori. Se un tempo un solo stipendio bastava a sostenere il mutuo e il finanziamento dell'auto, anche grazie a un'inflazione diversa, oggi la situazione è diametralmente opposta: anche con due stipendi questi impegni di lungo periodo non sono sostenibili, perché si sommano alle spese quotidiane indispensabili. Bisogna lasciarsi alle spalle certe abitudini ereditate dal passato. La cultura finanziaria deve partire dalle persone, ma deve coinvolgere anche le istituzioni: mi auguro che questa materia entri nei programmi scolastici, come già accade in altri Paesi europei».

E a questo riguardo ti chiedo: quel motto “rimbocchiamoci le maniche” che le generazioni precedenti alla nostra avevano bene in mente e con il quale sono riuscite a risollevarsi dai disastri delle guerre che avevano vissuto sulla loro pelle è valido anche oggi?
«Le generazioni precedenti non avevano alternative; oggi abbiamo più possibilità di scelta. La vita di oggi è senz'altro più difficile sotto molti aspetti. Tanti settori, come l'avvocatura, sono saturi, e in molti colleghi non percepisco proprio la voglia di mettersi in gioco. C'è poi un dinamismo tale che, con i cambiamenti frenetici che viviamo, quasi non ce ne accorgiamo. Non posso dire che i giovani non abbiano voglia di rimboccarsi le maniche, ma mettendomi nei loro panni riconosco che in questa fase tende a prevalere un certo disorientamento».

Nei tuoi contenuti hai spaziato davvero tra svariate tematiche, dal mercato degli immobili a quello alimentare e non solo. Quali sono stati i contenuti che i tuoi follower hanno maggiormente apprezzato?
«Sicuramente il rincaro delle bollette e della benzina: sono temi che suscitano grande interesse sia tra le famiglie sia tra gli imprenditori. Molto seguiti sono anche i contenuti sulle conseguenze del mancato pagamento delle rate, comprese quelle del mutuo, che con il tasso variabile aumentano, e di parecchio. Parliamo ancora oggi di crisi post-pandemia, ma dimentichiamo che già prima di marzo 2020 la situazione italiana non era delle migliori. È stata una miscela di fattori, cioè pandemia, conflitti e inflazione, a provocare questi aumenti, che pesano ancora di più su un popolo per cui la casa è sacra. Il filo conduttore è la paura di non riuscire a vivere dignitosamente».

Sei avvocato, giornalista, professionista, madre, donna: ma se dovessi dire chi è Elvira Carpentieri, come ti definiresti?
«(ride, ndr) Bella domanda. Sicuramente una che, per carattere, non molla mai. Guardo sempre oltre, a volte senza nemmeno rendermene conto, per la velocità dei tempi che viviamo».
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