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Telegiornaliste anno XXII N. 8 (819) del 4 marzo 2026
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Monica Lubinu, voce alla danza
di Giuseppe Bosso
Abbiamo nuovamente il piacere di incontrare la giornalista
Monica Lubinu per parlare del suo primo libro di recente
pubblicazione, La voix de la danse, di Gremese Editore.
Bentrovata Monica. Com'è nata l'idea di questo tuo libro?
«Nasco come danzatrice, come sapete, e mi sono resa conto che ad oggi non
esisteva un libro del genere. E così nasce questo libro, ho tradotto la voce
della danza che è quello che faccio da anni. Esistono libri di storia,
biografia, libri di metodologia... ma non c'è qualcosa che racchiude tutti
questi punti, una vera e propria agenda che accompagni i giovani nel loro
percorso formativo, che non è così semplice; parliamo di una disciplina,
un'arte che richiede moltissimo sacrificio emotivo e fisico. I ragazzi hanno
bisogno di essere spronati ogni giorno, e La voix de la danse cerca
di farlo, con le sue rubriche di aspetti storici su tutto ciò che riguarda la
danza e il balletto».
A chi in particolare è rivolto?
«Come ti dicevo anzitutto ai ragazzi che studiano danza, ma anche ai
semplici appassionati, agli insegnanti, a chi è già professionista e anche
ai genitori per aiutarli a comprendere come nasce la passione dei loro
figli».
Finora quali sono i riscontri che hai avuto, anche incontrando
direttamente le persone che lo hanno letto?
«Ottimi. Tengo a sottolineare che il libro è stato pubblicato da una casa
editrice, Gremese, che è leader anche in Francia delle pubblicazioni
tematiche. Tutti coloro che hanno letto il libro mi hanno dato feedback
positivi. Spero che possa aprire la strada anche per pubblicazioni più
approfondite in futuro, non intendo fermarmi».
Quanto c'è di tuo e quanto delle persone con cui hai interagito in questi
tuoi anni di esperienza del mondo della danza?
«Un po' di tutto, soprattutto del mio. Ho voluto condensare tutto il mio
sapere, quello che ho studiato. Non ho potuto purtroppo aggiungere racconti
di esperienze di tanti danzatori che ho avuto modo di conoscere, per ragioni
di spazio. Ho potuto comunque riservare spazi anche a temi delicati come la
depressione, i disturbi del comportamento alimentare, il bullismo e il
cyberbullismo, situazioni purtroppo diffuse tra i giovanissimi e anche mondo
della danza».
Sono previste delle presentazioni o incontri in cui avrai occasione di
incontrare i tuoi lettori?
«Al momento non posso spoilerare, ma sicuramente ci sono eventi in cantiere.
Per ora vi invito ad acquistare il libro, ordinarlo su
Amazon o in libreria».
Quale può essere il ruolo della danza in questa epoca dove la tecnologia
e l'intelligenza artificiale stanno pericolosamente prendendo il sopravvento
sulla creatività dell'essere umano, che proprio nella danza trova una delle
sue massime forme di espressione?
«La danza non può essere associata all'intelligenza artificiale; è arte,
autenticità, qualcosa di vero e reale. Un vero danzatore non si distingue
dalla perfezione tecnica ma dalle sue emozioni e da quello che riesce a
trasmettere al pubblico, ed è quello che conta».
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Sofia Fronzi tra Stranger Things e Thirteen
di Giuseppe Bosso
Abbiamo nuovamente il piacere di intervistare la
giovanissima e sempre più sulla cresta dell'onda
Sofia Fronzi, che tra doppiaggio e recitazione
continua il suo proficuo percorso artistico.
Bentrovata, Sofia. Si è da poco conclusa l'ultima
stagione della serie di grande successo Stranger Things
che ti ha vista dare voce al personaggio di Holly Wheeler.
Cosa ha rappresentato per te questa parte e come ci sei
arrivata?
«Ciao a tutti, inizio intanto con il ringraziare per la
nuova opportunità datami, rilasciare questa intervista per
me significa molto. L'inizio del 2026 ha segnato la fine di
una delle serie TV più amate dalla mia generazione ed oltre.
Parliamo naturalmente della serie di grande successo
Stranger Things che ha un posto speciale nel mio cuore.
Prestare la mia voce a Nell Fischer, interprete di Holly
Wheeler in questa quinta ed ultima stagione ,per me ha
significato molto ed è stata forse una delle cose più belle
mai doppiate fino ad ora. Probabilmente anche grazie al
fatto che Stranger Things sia la mia serie preferita
e farne parte, per me rappresenta un'emozione tutt'ora
indescrivibile. Tutto è iniziato abbastanza casualmente, ero
inconsapevole che quel giorno avrei iniziato a lavorare a
questo progetto. Ho iniziato a guardare e ad amare la serie
solo dopo aver iniziato a doppiarla. Ricordo che una volta
giunta in sala l'emozione fu grandissima, poiché malgrado
non la conoscessi, sapevo quanto fosse influente ed
apprezzata; sapevo che questa sarebbe stata per me una
enorme opportunità. Ero dunque già elettrizzata. Dopo avere
iniziato a vedere la serie, quando avevo un turno per la
lavorazione l'emozione era fortissima e credo che questo mi
abbia aiutato a fare crescere di intensità il personaggio di
Holly».
Holly è un personaggio in cui ti riconosci?
«Holly per me non è soltanto un personaggio a cui presto la
mia voce, rappresenta un legame profondo con il doppiaggio in generale e con la passione che
coltivo per questo lavoro da anni. L'attrice di Holly è Nell
Fisher di cui sono ufficialmente la voce italiana, ho avuto
l'onore di prestarle la mia voce non solo in Stranger
Things, ma anche nel film horror La casa, il
risveglio del male. Trovarmi a doppiare nuovamente Nell
in Stranger Things è stata è stata una nuova sfida,
un'avventura meravigliosa che porterò sempre nel cuore. Non
dico ciò per impressionare o per commuovere, ma perché
questo ruolo e questa serie hanno davvero lasciato un
qualcosa dentro di me inspiegabile e questo grazie al
direttore di doppiaggio Stefano Benassi che mi ha guidata,
diretta e mi ha fatto crescere lungo questo percorso e ha
reso quest' esperienza indimenticabile. Holly è un
personaggio che abbiamo visto crescere durante la serie e ha
fatto crescere anche me durante la lavorazione: sia dal
punto di vista recitativo, che dal punto di vista emotivo;
un crescendo di emozioni e di sfumature. Holly è un
personaggio dinamico, forte ma allo stesso tempo
estremamente fragile e drammatico; sa come non arrendersi
mai ed è capace di" rialzarsi dopo ogni caduta", è una
leader fantastica, coraggiosa, premurosa ed altruista, ma
soprattutto la descriverai come estremamente acuta ed
intelligente. Un personaggio fragile e forte allo stesso
tempo e l'attrice è riuscita a fare un lavoro incredibile
che mi ha permesso di dare il massimo nell' interpretazione;
non nego che sia stato un lavoro impegnativo, ma per questo
ancor più "memorabile". Rivedo me stessa in Holly e ciò mi
ha aiutata nell'interpretazione del personaggio».
Non solo doppiaggio. A marzo sarai tra le protagoniste di
un musical di grande successo. Ce ne puoi parlare?
«Come molto di Voi già sanno non sono solo una doppiatrice,
ma anche una performer. Da sempre studio canto, danza e
recitazione e ho già avuto molte esperienze formative e
professionali nel campo del musical. In questo contesto ad
ottobre ho avuto l'occasione di fare l'audizione per il
musical di Broadway Thirteen nella sua prima versione
tutta italiana. Una volta superata l'audizione ed ottenuto
il ruolo di una dei protagonisti femminili, Kendra ho
iniziato a fare le prove per lo spettacolo che debutterà dal
18 al 22 marzo presso il
teatro Sala Raffaello di Roma».
Cosa rappresenta per te questa occasione e come la stai
vivendo?
«Thirteen per me non è solo uno spettacolo, non è
soltanto musical "pazzesco" che vi invito a non perdere
assolutamente, ma è stato ed è tutt'ora una grande occasione
di crescita formativa ed emozionale: poter condividere del
tempo con coetanei che "vivono" delle mie stesse passioni è
veramente un dono. Mi sono ritrovata a trascorrere
meravigliose giornate di prove con tanti giovani e
giovanissimi professionisti e per ciò ringrazio il regista
Marcello Sindici (Adattamento Testo, Coreografie, Regia) e
tutto lo staff creativo tra cui non posso non menzionare
Brunella Platania (Acting Coach), Paolo Mannozzi
(Adattamento Testo e Liriche, Acting Coach) e Ilenia De
Cristofaro (Direzione Musicale, Adattamento Testo, Vocal
Coach). Ho fatto nuove amicizie e mi sono circondata di
persone meravigliose con cui ho condiviso emozioni profonde
e con cui ho stretto legami che spero rimangano duraturi nel
tempo. Lo spettacolo d'altronde parla proprio di inclusione,
amicizia e di tutti i temi che riguardano la complessa fase
dell' adolescenza. Un musical coinvolgente ed esilarante...
da non perdere, dimenticavo, nel cast c'è anche mia sorella
Greta, la più piccola del gruppo!».
E hai potuto anche contare sul sostegno di un veterano
del doppiaggio come Mario Cordova nella promozione del
musical. Cosa significa per una voce emergente come te
poter contare sul supporto di questi 'mostri sacri'
dell'arte?
«Ringrazio Mario Cordova che mi ha fatto da testimonial
nella campagna pubblicitaria di questo evento. Quando mi è
stato chiesto di scegliere un "Big" che avrebbe dovuto
parlare di me... non ho avuto dubbi ed ho subito pensato di
chiedere ad un collega del mondo del doppiaggio. Mario
Cordova rappresenta per me una guida, un "maestro" che mi ha
aiutata ed accompagnata nel mio percorso di crescita
lavorativa: non solo un direttore, non solo un regista, ma
per me un esempio da seguire! Lo ringrazio ancora per le Sue
parole , per la stima nei miei confronti e per la sua
preziosa disponibilità. Dunque... vi aspetto tutti a teatro
dal 18 al 22 marzo! Non mancate!».
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Marianna Scagliola, la lettura ci salverà
di Giuseppe Bosso
Una passione coltivata fin dall'infanzia che poi è diventata un
lavoro anche attraverso esperienze personali e incontri
cruciali. Incontriamo
Marianna Scagliola, scrittrice e giornalista.
Marianna, come si è avvicinata alla scrittura e cosa l'ha
accompagnata nel percorso che si è tramutato in due libri, Una
famiglia allargata cane compreso e Il francese,
Biancaneve e i Settebello?
«Fin da bambina ho coltivato questa passione, trasmessami da mio
nonno che scriveva commedie a livello amatoriale. Mi sono
affezionata al vernacolo, iniziando a scrivere poesie a 12 anni.
Poi ci sono stati due incontri che mi hanno davvero segnato:
Maurizio De Giovanni, mio collega in banca, che aveva appena
pubblicato il suo primo libro con Graus al quale feci leggere
alcuni miei racconti; avevo frequentato un corso di scrittura
creativa, Maurizio mi suggerì di frequentarne uno di scrittura
umoristica, tenuto da Pino Imperatore, il secondo incontro
importante. Poi a seguito di un grande dolore la mia terapeuta
mi suggerì di scrivere un racconto umoristico, che è diventato
il primo capitolo di Una famiglia allargata cane compreso».
Quale messaggio ha cercato di trasmettere con le sue opere,
che a ben vedere trattano argomenti di strettissima attualità,
dalla piaga della pedofilia alle incomprensioni familiari?
«Che bisogna sempre andare al di là delle apparenze, e che ogni
dramma può essere affrontato con umorismo, in modo da
interpretare la realtà e guardarla da un'altra prospettiva».
Delineare personaggi che in qualche modo possano spingere un
lettore/lettrice a dire “ma questo sono io!” non è facile, ma
sembrerebbe che lei ci sia riuscita.
«Sì, da quello che mi dicono i lettori, almeno. I personaggi
delle opere che ho scritto sono molto realistici, ho cercato in
entrambi i libri di essere realista al massimo, riportando la
quotidianità. Credo che attraverso l'immedesimazione nelle
situazioni il lettore riesce a riconoscersi».
Ha riscontrato molti consensi anche nella conduzione del
format
Libridine sul canale Per sempre news. Com'è nato
questo progetto e come si è sviluppato?
«Ho ideato questo format con l'intento di dare voce soprattutto
agli esordienti. In questo ambiente complicato sono considerati
tendenzialmente scrittori di serie B; io invece li ho voluti
mettere al primo posto».
C'è ancora spazio per la lettura e per le belle storie in
quest'epoca dove tecnologia e individualismo in qualche modo
prevalgono sulla creatività e la condivisione?
«Ci credo (ride, ndr) altrimenti non scriverei. Penso che anzi
sia l'unico modo per salvarci da questo isolamento di massa che
purtroppo viviamo quotidianamente, troppo presi da noi stessi e
dai social. La letteratura combatte l'isolamento».
Oltre che scrittrice chi è Marianna Scagliola?
«Mamma. Moglie. E sicuramente una persona che ama follemente la
vita e che quindi si appassiona a tante cose, come la musica, la
lettura, la scrittura, il cinema.
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